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Labate e il rapporto speciale con Commisso: «Rocco si sentiva italiano. Vi racconto la sua storia»

Il noto giornalista fu il primo a intervistare Commisso dopo l'acquisto della Fiorentina. Suo padre era compagno di classe del defunto presidente

Tommaso Labate è intervenuto al Pentasport su Radio Bruno per ricordare Rocco Commisso. Il giornalista del Corriere della Sera ha intrattenuto negli anni un rapporto privilegiato con il defunto presidente della Fiorentina, dato il rapporto di lunga data tra quest'ultimo e il padre. Questo il suo ricordo: «Sì sentiva italiano, ed è una differenza fondamentale rispetto a proprietà come quelle del Bologna e dell'Inter. Commisso era un imprenditore italiano, nato in Italia. Aveva fatto anche le elementati in Italia. Questa traccia non si era mai interrotta durante tutto il periodo statunitense, e ha voluto riallacciare questo filo entrando nel calcio, nella Fiorentina».

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SELF MADE MAN. «Se noi immaginiamo la scena di un calabrese che va negli Stati Uniti e fa tantissima fortuna, solitamente pensiamo a storie legate al mondo della ristorazione o dell'impresa, alle cose del fare. La storia di Rocco era completamente diversa: il suo grande asso nella manica è stato l'essere bravissimo a scuola. Nel passaggio tra Marina di Gioiosa e gli Stati Uniti rischiò di perdere un anno: nella prima intervista che rilasciò a me quando rilevò la Fiorentina, mi raccontò di come lui vivesse quasi con ansia il passare come un ripetente all'interno di una classe di statunitensi. Invece quell'anno venne recuperato e vinse una borsa di studio grazie alla fisarmonica. La sua è una storia di una grande competenza scolastica, di una grande abnegazione nello studio, che lo porta prima alla Columbia University e poi in grande aziende. E da lì poi il passaggio all'imprenditoria, che avviene in un'epoca recente, non subito. La sua storia è un grande insegnamento per i ragazzi di oggi».

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CATHERINE. «La storia di come verrà vestito questo passaggio è tutta da scrivere. Notiamo grandi tratti di novità rispetto a storie simili, in cui viene designato un erede pescando dal mondo del management o tra i figli. Qui siamo in una storia molto particolare, che racconta evidentemente un grande amore e una stima reciproca. Ho avuto modo di conoscere lei tramite lui, che era grandissimo amico di mio papà, erano compagni alle elementari. Oggi per me è un giorno di grandissimo dolore. Il closing per l'acquisto della Fiorentina arrivò nei giorni era ricoverato, nei suoi ultimi giorni. Rocco ha sempre mantenuto il contatto telefonico con mio papà in quei giorni, lo teneva felice. Gli diceva guarisci presto che andiamo a vedere insieme la Fiorentina: purtroppo non è potuto succedere».

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ASPETTO UMANO. «Un grande uomo di economia e di finanza come lui, considerava l'aspetto umano decisivo. Il calcio in Italia vive di una passionalità che molto spesso non tiene conto di determinati fattori umani. Io penso che una città come Firenze e dei tifosi come quelli della Fiorentina debbano e possano, al di là di qualsiasi risultato sportivo, sentirsi soddisfatti di avere una proprietà connotata con un nome, un cognome, una famiglia e un numero di telefono. Quando sei governato da un fondo, tutte queste cose non ce l'hai e scopri che sono importanti».


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