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La tecnologia può essere antidoto ai veleni, ma serve uno step in più

Rocco Commisso e la Fiorentina, dopo aver protestato per i rigori dell’inverno a favore della Juventus, per par condicio (ne avrebbero fatto a meno), contestano pure quelli dell’estate concessi alla sfidante principale per il titolo, la Lazio, scrive Il Corriere dello Sport, che analizza il tema delle proteste del presidente viola: una certa altalena nell’utilizzo del Var.

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L’assistenza video ha certamente risolto molti problemi, ha ridotto errori clamorosi. Sul fuorigioco ha praticamente azzerato tutti gli abbagli. Il passaggio successivo sta nell’aumentare l’uniformità nell’uso di questo strumento.

Probabilmente c’è una grande unità di intenti, non lo sappiamo, tra chi fischia in campo e i suoi collaboratori nel bunker. Magari sabato erano d’accordo con Fabbri e gliel’hanno confermato in cuffia.

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VAR 'A CHIAMATA'. Però, per risolvere qualche incomprensione e soprattutto disinnescare, in parte, le discussioni, si potrebbe arrivare a una specie di legislazione tipo “occhio di falco” del tennis.

Cioè la possibilità, da parte delle squadre, di domandare all’arbitro di andare al video. Senza esagerare - nel tennis sono tre per set a giocatore - si potrebbe introdurre anche nel calcio un numero congruo di chiamate a richiesta.

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Non cancellerebbe l’impressione soggettiva di aver subito un torto - la decisione finale spetta sempre all’arbitro, ci mancherebbe - però si avrebbe una sensibile riduzione dell’irritazione. Con la possibilità di “chiamare” un controllo sulle situazioni ritenute dubbie, il voltaggio di giocatori, allenatori e dirigenti diminuirebbe sicuramente.

ANCHE SE CON LA JUVE... Questa strada porterebbe a rasserenare gli animi, anche se per la cronaca, quando Commisso dichiarò il suo “disgusto” a Torino, l’arbitro Pasqua, sui due rigori fischiati a favore della Juventus, andò al Var in entrambe le occasioni.

Eppure la rabbia viola esplose lo stesso.

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