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La prova del (falso) nove. Gud, tocca ancora a te

L’islandese è chiamato a prestazioni migliori, se vorrà rimanere uno dei punti fermi della squadra anche nella prossima stagione

La partita di domani con la Roma non sarà una scampagnata. I giallorossi vantano una tenuta difensiva di tutto rispetto: terza miglior difesa del campionato con 29 gol subiti, assieme alla Juve. Vanoli proverà a divellere il chiavistello della retroguardia capitolina con le poche armi offensive a sua disposizione e, per la seconda partita consecutiva, potrebbe dover adattare Gudmundsson nel ruolo di centravanti.

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NON ABBASTANZA. Gud non sta chiudendo bene la stagione come ci si aspettava: se la squadra è salita nel gioco e nel ritmo (poi inevitabilmente riabbassatosi in quest’ultimo periodo, a salvezza praticamente conquistata), lui ha sempre mantenuto una velocità di crociera poco costante, tra pochi alti e molti bassi. L’ultima rete segnata in campionato risale alla batosta inferta alla Cremonese (1-4), praticamente due mesi senza gol nel massimo campionato italiano. La stagione, guardando i numeri, è più fruttuosa in termini realizzativi rispetto alla scorsa (quest’anno, 10 reti e 6 assist in tutte le competizioni). L’impressione, però, è che non sia abbastanza.

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FUORI FORMA (E FUORI RUOLO). La sfida di una settimana fa contro il Sassuolo ha mostrato un Gud fuori dalla sua zona di comfort, ancor più di quanto non dimostrato giocando in un ruolo piuttosto inedito nella sua carriera, ovvero l’ala sinistra, che ha ricoperto sovente in questo girone di ritorno. Ha faticato a ricavarsi spazi per il tiro, ha giocato spesso “scollato” dalla manovra della squadra che però, a sua discolpa, ha cercato di risalire il campo con iniziative personali, più che con trame di gioco. Gud non è comunque il tipico “giocatore di sistema”, specializzato nell’agire in porzioni di campo specifiche. La duttilità non dovrebbe essere un problema, ma più che passano i mesi, più che lo spostano in campo, meno si sente il suo apporto.

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JOLLY. Eppure, ciò che lo rendeva speciale e ultra-affidabile a Genova era proprio la sua adattabilità - anzi, la sua imprevedibilità tattica: un giocatore la cui libertà in campo era un’arma in più. Si dice di lui come di un calciatore con estro, fantasia, spirito anarchico: in realtà, Gud non è il tipico 10 che vede gioco, ma un finalizzatore che si è sempre pestato i piedi con il partner di reparto (ora Kean, ora Piccoli). Col grifone, un jolly offensivo libero di muoversi in tasche di campo e guidare il fronte offensivo, che ne assecondava tagli, cambi di direzione e virate improvvise. A Firenze, un giocatore da subbuteo, fermo sulla palla, spesso mal servito.

Allora c’è da chiedersi: è una questione puramente tattica o di mentalità? Cosa potrebbe accadere se, ad esempio, un allenatore molto papabile come Grosso dovesse approdare in riva all’Arno portando il suo gioco di corse furiose sulle fasce e 4-3-3 verticalissimo? Gud rimarrebbe a metà: troppo leggero per essere punta, troppo seconda punta per fare il play. A Roma, forse, l’ultima chance di riscattare un rendimento a singhiozzo che sta andando avanti da troppo tempo. Anche Paratici osserva.


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