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La prima volta contro Prandelli: ricordi di grande Viola, i sogni, Della Valle protagonisti

Ricordi bellissimi, Anfield, la Champions, il sogno scudetto nel 2011. Poi il brusco divorzio, e la normalità dei tempi attuali.

La Fiorentina, dopo una sconfitta che la riporta sulla terra della realtà, parte subito per Genova, dove domani sfiderà Prandelli, ex mai dimenticato con cui condivide ricordi fantastici e un presente di vaga normalità. Certo, erano altri tempi, era soprattutto un altro Della Valle (Diego), allora protagonista prima di lasciare tutto nelle mani di Mario Cognigni, colui che per mestiere fa tornare i conti.

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Ma allora c’era un progetto vero, quello che aveva fissato, dichiarazioni di allora, il terzo scudetto nell’anno 2011. Così scrive La Repubblica.

AMORE SPEZZATO. Tanto amore prima e tanto astio dopo: mandare via Prandelli non era facile, per i sogni condivisi e per l’empatia che si era creata dopo la scomparsa di sua moglie.

Ma come era bella quella Fiorentina, quella con Toni e Mutu, con Gilardino, Jorgensen e tutti gli altri. Era la banda degli intrusi, era la sensazione di vivere qualcosa di davvero speciale. Per far fuori l’amato Cesare bastò lavorare mediaticamente per provare a farlo passare per traditore e avvisare i procuratori che a fine stagione sarebbe cambiato tutto.

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È così che i giocatori mollarono il colpo, il gioco sparì e la passione lentamente appassì, anche perché troppo amore stanca: gelosia, invidia, cattiverie, pettegolezzi. Le solite storie.

ITALIA E FIORENTINA. Quando quel rapporto speciale si spezzò il nuovo ct ebbe un lampo di piccola gloria agli Europei (una finale non è poco) e mesi in prima pagina, fino al tracollo brasiliano e all’inizio di un declino inimmaginabile.

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Nel frattempo la Fiorentina si era tecnicamente sfasciata. Ma un gesto di orgoglio di Andrea Della Valle organizzò la ripartenza: nuovi dirigenti, un po’ di idee fresche e un progetto di gioco costruito insieme a un giovane allenatore ambizioso: Montella.

RIENTRO.

Era una vita che l’ex ct sognava di rientrare nel calcio italiano. Lotito lo aveva illuso, poi niente. La chiamata del Genoa, di cui è il terzo allenatore della stagione (dopo Ballardini e Juric) gli ha fatto rivivere l’entusiasmo di un tempo.

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