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La nuova vita di Giòbbarone: "Vado al bar e ascolto a gente"

Joe Barone ha conquistato Firenze e i fiorentini, ma quando c'è da fare sul serio è spietato nelle trattative. Chiedere a Corvino e Chiesa...

'La nuova vita di Giòbbarone "Vado al bar e ascolto la gente"', titola La Repubblica, che racconta la vita del dirigente viola a Firenze. Sempre in mezzo alla gente, così come domenica scorsa con il bagno di folla al Franchi prima della sfida con il Galatasaray. All’una di notte sul Lungarno Corsini l’uomo che in due mesi ha conquistato i fiorentini parla al telefono, facendo avanti e indietro sul marciapiede, la mano sinistra in tasca.

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«Sì, Rocco, sì, a questo punto noi…». Incontrare per strada Joe Barone non è più un caso: vai in centro e sai che prima o poi lo troverai. GIRO NEI BAR. Ogni mattina, dopo aver dormito cinque ore, esce dall’hotel a piedi e decide in quale bar fare colazione.

«Me li giro tutti — confessa — per incontrare la gente e parlare. La gente è importante, è tutto, il calcio esiste grazie ai tifosi». Barone non usa mai la parola "clienti", non l’ha mai usata. A giugno, durante un incontro a Manhattan, al fianco del proprietario del club tedesco del St Pauli, Oke Goettlich, Barone aveva parlato a una platea di giornalisti per dire: «Ogni cosa che facciamo per la squadra, pensiamo alle persone che incontriamo fuori dallo stadio.

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Il calcio deve inviare messaggi di unione, di attenzione verso tutti». Il club è una piramide rovesciata: in cima ci sono i tifosi, in basso la proprietà. Sono i dirigenti che devono andare dalla gente, non l’inverso. TRATTATIVE.

Barone progetta di vedere la partita in curva, ci pensa da tempo, lo farà molto presto, lo stesso vale per Commisso. Non è populismo. Allo stadio dei Cosmos, lo fanno da sempre. Ma attenzione a non commettere l’errore di molti: Giòbbarone non è il paisà sentimentale stordito dal calcio italiano.

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Ha studiato finanza, è cresciuto nel sistema bancario americano, è abituato a trattare, anche a essere spietato. In due ore ha liquidato un vecchio lupo come Pantaleo Corvino dandogli la metà della metà di quanto voleva. Quando Federico Chiesa aveva fatto il broncio, lui gli aveva detto a muso duro che non sarebbe mai partito.

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