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La lunga attesa e una scelta (stavolta) condivisa con i dirigenti. Rocco riparte da Prandelli, ma non sarà un déjà-vu. C'è da rimettere in piedi la Fiorentina

Cesare torna alla Fiorentina 10 anni dopo. Iachini non ha tutte le colpe, ma bisognava cambiare e dare una scossa. Ora serve una risposta anche da parte dei giocatori

Qualcuno le chiama in tono negativo 'minestre riscaldate', altri citano Venditti intonando il classico 'Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi ma poi ritornano'. Il ritorno alla Fiorentina rappresenta per Cesare Prandelli la chiusura del cerchio.

Un filo che si era interrotto “non per mia volontà”, come ha sempre ripetuto il tecnico, dopo la brusca rottura con i Della Valle. E soprattutto con Diego. “Non ho lasciato io la Fiorentina, sono stato lasciato. Quello tradito ero io”.

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Ma Prandelli, negli ultimi anni, era tornato a vivere a Firenze, aveva fatto perfino l'abbonamento in tribuna. La città con cui era cresciuto, che gli era stata vicina nei momenti più difficili (indimenticabile quel silenzio del Franchi dopo la scomparsa della moglie), con cui aveva condiviso le avventure calcistiche più belle degli ultimi 20 anni.

“Non direi mai di no alla Fiorentina”, aveva ripetuto Cesare giusto qualche giorno fa. DAL FRANCHI AL FRANCHI. Nel mezzo pure qualche momento di frizione (l'addio non fu certo ben visto da tutti, così come ricevette parecchie critiche per quella decisione di lasciar fuori dal Mondiale 2014 Giuseppe Rossi) e una serie di delusioni professionali.

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Con l'Italia la cavalcata all'Europeo e l'ottimo 3° posto in Confederations Cup, poi il clamoroso flop in Brasile. Quindi le esperienze all'estero, con l'esonero al Galatasaray, le dimissioni al Valencia e il divorzio con l'Al-Nasr.

Fino al ritorno in Italia e alla salvezza, sofferta, con il Genoa. Dal Franchi al Franchi: da quello 0-0 del 26 maggio 2019 a Fiorentina-Benevento che segnerà il suo ritorno sulla panchina viola dopo la sosta. LA SCELTA DI ROCCO.

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Riteniamo che le sue capacità, la sua storia professionale e la sua umanità, riconosciute e apprezzate da tutto il mondo del calcio, rendano Prandelli la persona più adatta a sedere sulla panchina viola”. Così Rocco Commisso ha dato il bentornato in viola al tecnico di Orzinuovi.

I due si erano conosciuti personalmente meno di un mese fa, in occasione del pomeriggio a Palazzo Vecchio in ricordo di Alessandro Rialti. Anche in quella circostanza il presidente viola ha avuto modo di apprezzare la grande umanità che sta dietro all'allenatore.Ho condiviso la scelta della Dirigenza di puntare su Cesare Prandelli, quale nuovo tecnico, considerandolo il candidato ideale per le sue esperienza e la sua massima motivazione di tornare a lavorare per i nostri colori”, ha aggiunto Commisso.

Ecco, un altro passaggio chiave di questa lunga giornata sull'asse New York-Firenze: la condivisione tra Rocco, Pradè e Barone. CONDIVISIONE. L'attesa è stata lunga, la decisione è arrivata in extremis poche ore prima della ripresa degli allenamenti della squadra.

Commisso aveva confermato in prima persona Montella appena arrivato a Firenze, così come aveva fatto – con ancor più forza – l'estate scorsa con Iachini. Premiando la concretezza e il raggiungimento dell'obiettivo salvezza di Beppe, e non assecondando il lavoro dei dirigenti fiorentini che pure avevano prospettato più di un'alternativa (Juric e Di Francesco su tutti).

Situazione simile si era creata anche dopo il pari contro lo Spezia. Chiaro che l'ultima parola possa e debba essere del presidente e proprietario, ma questa differenza di vedute aveva in più occasioni rallentato il processo di crescita della Fiorentina (tra le altre cose, vedi anche la mancata cessione di Chiesa un anno fa).

Oltre che alimentato qualche perplessità da parte della tifoseria. Stavolta la scelta di cambiare sembrava inevitabile. Ma non era scontata. Commisso si è preso diverse ore di tempo, da sabato sera, per valutare pro e contro (tra l'altro, con Prandelli, avrà 3 allenatori a libro paga fino a giugno), poi ha deciso di cambiare seguendo le indicazioni dei suoi dirigenti.

Può essere una mini-svolta in questo inizio della sua presidenza alla Fiorentina. NON TUTTE LE COLPE. Anche se, sicuramente, Iachini non può avere tutte le colpe per una Fiorentina che nelle ultime gare ha sempre deluso. Beppe, a cui va dato il gran merito di aver risollevato la squadra lo scorso anno e averla portata alla salvezza nella stagione più complicata di sempre, è stato poi confermato e chiamato a fare ciò che mai (o quasi mai) aveva fatto in carriera: guidare una squadra con ambizioni di medio-alta classifica e dare un bel gioco.

Con i dirigenti che avrebbero anche preso una strada diversa la scorsa estate e con un mercato che gli ha consegnato una Fiorentina incompleta. Il tecnico, che è partito con nuovi acquisti fuori condizione, una preparazione compromessa (ma lo è stato per tutti), e ha visto partire il giocatore più forte e che rappresentava l'ago della bilancia del suo assetto di gioco (Chiesa) nell'ultimo giorno di mercato, si è trovato a snaturare le sue idee di sempre, con il risultato di una Fiorentina che è al 4° posto in A per possesso palla, all'ultimo per chilometri percorsi e con una difesa che ha iniziato a prendere acqua da tutte le parti.

INEVITABILE CAMBIARE. Certo, nel frattempo ci ha messo anche del suo, Iachini. A partire proprio da quella fascia di capitano a Chiesa che ha allargato le crepe tra tecnico, squadra, società e tifosi. Continuando con un assetto tattico che vedeva tanti giocatori 'adattati', e finendo con un gruppo che palesava più insofferenza che totale devozione verso il tecnico.

Ne è uscita una Fiorentina che ha regalato campo e partite a chiunque, che non aveva idee e identità quando aveva il pallone tra i piedi, che non 'mordeva' come pure doveva essere vista l'indole del tecnico. Cambiare, insomma, era inevitabile.

Anche perché tanti singoli si sono nel frattempo involuti, e tutti rendevano al di sotto delle proprie possibilità. “Motivazione e decisione che ci aspettiamo di ritrovare in tutti i giocatori e in tutto l’ambiente che lavora intorno alla squadra”, ha precisato non a caso Commisso.

Perché del resto, in campo, vanno proprio i giocatori. Una scossa che deve portare a prestazioni ben diverse, quanto meno nel carattere. TANTI PROBLEMI DA RISOLVERE. Mi auguro che il nuovo allenatore riuscirà a valorizzare e utilizzare al meglio la nostra rosa e, attraverso il gioco e ai futuri risultati che otterremo, a regalare nuove soddisfazioni alla città di Firenze e alla grande Famiglia Viola”, ha concluso Commisso.

Soddisfazioni che negli ultimi mesi, e anzi negli ultimi anni, i tifosi viola si sono abituati a non vedere. L'ondata di entusiasmo portata da Rocco un anno e mezzo fa ha perso forza di fronte ai risultati e alle prestazioni della squadra, e in fondo nel calcio – al di là di intenzioni, investimenti e impegno nelle infrastrutture – conta proprio il campo.

Senz'altro l'addio di Iachini e il ritorno di Prandelli, due mosse che trovano il favore di gran parte della tifoseria, potranno dare un po' di respiro ad una situazione che si stava facendo pressante. Anche per il momento storico generale.

Ma è impensabile, e sarebbe ingeneroso, pretendere da Prandelli che in poche settimane questa Fiorentina possa decollare. C'è stata una scossa, ci saranno dei cambiamenti (verosimilmente anche tattici), ma i problemi da risolvere sono tanti.

L'allenatore di Orzinuovi dopo Firenze, negli ultimi 10 anni, per un motivo o per un altro ha quasi sempre deluso. Tra dimissioni ed esoneri. Scelte (di panchina) spesso sbagliate magari, ma non solo. Ed un calcio che solo nella sua prima Italia ha seguito la falsa riga del quinquennio d'oro in viola.

NON BUTTARE VIA UN'ALTRA STAGIONE. Di sicuro sarà una sfida emozionante e affascinante anche per Cesare. Al di là della lunghezza del contratto. Non sarà un déjà-vu, perché rispetto a 10 anni fa le cose sono cambiate radicalmente: non solo dai Della Valle a Commisso e nei rapporti con società e proprietà.

Dal 2005 aveva costruito un gruppo estremamente unito (in tanti si sentono con continuità ancora oggi) e creato un impianto di gioco propositivo e concreto. Con diversi ottimi giocatori ma anche tanti che erano andati oltre ogni aspettativa.

Ora c'è una Fiorentina che vuole tornare grande ma che si è incagliata in errori e cortocircuiti. Da prendere in corsa con tutte le problematiche del caso. In tanti vedono in Prandelli un traghettatore fino a giugno, intanto però c'è da cercare di non buttare via un'altra stagione (appena iniziata, tra l'altro) e rimettere in piedi una barca in difficoltà.

Per costruire qualcosa di concreto. Tanta voglia di riscatto da parte dell'allenatore: ora due settimane per dare forma alla sua nuova Fiorentina.

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