La gioventù non sia un alibi. Ora serve (anche) la voce grossa. E il coraggio di cambiare qualcosa
Dal 3° al 9° posto in un mese e mezzo, tanti errori e poche soluzioni trovate. Responsabilità di tutti, ora c'è bisogno anche di farsi sentire con chi non rende.
Niente è perduto e nessun verdetto definitivo è stato tirato, bene ribadirlo. Ma i campanelli d'allarme suonati nelle ultime settimane sono stati chiari e forti, e non intervenire in maniera decisa sui limiti e i difetti della squadra sarebbe un grave errore.
Specie in una sosta che impone delle riflessioni a 360 gradi. Dalla proprietà all'allenatore, dagli uomini mercato ai giocatori. La Fiorentina ha appena un punto in più dell'anno scorso (quello che doveva essere un 'anno di transizione'), va alla sosta al 9° posto in classifica.
E' però a -2 punti dal 6°/7° posto (di Roma e Sassuolo), a -4 dal 5° (Milan) e -5 dal 4° (Lazio). Insomma, c'è margine per rimettere in piedi la stagione, a patto che ci sia una netta sterzata. GRUPPO. Chiaro che da qui a gennaio (almeno) i primi segnali debbano darli chi vive il campo tutti i giorni.
In primis l'allenatore, per trasmettere messaggi e motivazioni, oltre che direttive tecnico-tattiche, ai giocatori. Pioli nell'analisi delle partite dell'ultimo mese e mezzo ha spesso salvato le prestazioni della squadra, parlando di atteggiamenti giusti, di occasioni create, di errori di gioventù.
Ecco, proprio la gioventù, l'essere la squadra più giovane d'Italia e d'Europa, non deve diventare un alibi. Lo sa anche Pioli, chiaramente, ma in momenti così serve anche qualche strigliata e qualche messaggio ben recapitato ai diretti interessati.
A chi deve dare qualcosa in più, perché spesso è stato più un problema mentale che altro. E pare che proprio dopo Frosinone il tecnico stesso si sia fatto sentire con la squadra. Giusto così, vedremo se il messaggio verrà recepito.
ERRORI. Piano caratteriale e non solo. Perché spesso poi ci sono stati limiti tecnici, nei passaggi, nel controllo di palla, nelle scelte in certe zone di campo (specie negli ultimi 20-25 metri). Tanti errori sotto porta, che alla fine hanno influito molto sui risultati.
E allora anche qui l'allenatore deve riuscire a fare la differenza, fare da maestro per un gruppo giovane e con pochi leader esperti, tenere lì i ragazzi giorno dopo giorno per migliorarli. Perché sbagliare l'ultimo passaggio o il tiro in porta non è sempre sfortuna, anzi, ma qualcosa di migliorabile.
E da correggere (quanto prima). SCELTE. E se c'è qualcuno che per un motivo o per un altro non rende, e non riesce a svoltare, si possono anche fare scelte diverse. Magari temporanee. Specie se c'è da dare una scossa a livello mentale.
In molti ad esempio hanno criticato l'atteggiamento, prima ancora che le prestazioni, di Pjaca e Gerson, due in prestito che alla lunga potrebbero anche avere poco futuro in viola. Due nuovi che non hanno dentro quel furore dei vari Chiesa, Veretout, Pezzella, Milenkovic, ma anche Hugo fino a Dabo ed anche Benassi e Simeone.
Quelli della 'vecchia guardia', insomma. E se il problema è di testa, si possono fare scelte diverse, rimescolando le carte, magari cambiando anche modulo. Servono scelte anche coraggiose, un pizzico di spregiudicatezza salvando comunque quello che finora di buono è stato fatto.
Anche su Simeone: se è in difficoltà, magari Vlahovic meriterebbe a volte più fiducia. Eventualmente affiancando il Cholito per qualche tratto di gara. CENTROCAMPO. I viola si sono ritrovati ieri, è stato analizzato il momento ma a Firenze ci sono appena una quindicina di giocatori della Prima Squadra (ma solo 7 del gruppo dei titolari o di chi spesso subentra).
Chiaro che diventa difficile in questo contesto fare un discorso unitario per tutta la squadra. Ma qualche modifica per la ripresa può essere già pensata, magari a centrocampo dove il reparto è praticamente al completo (a parte Edimilson, che è in Nazionale).
Potrebbe essere l'ora di Norgaard, che potrebbe così 'sganciare' Veretout nel suo vecchio ruolo da mezz'ala. Una bella carta in più per la fase offensiva. PIOLI MA NON SOLO. Chiaro che poi le responsabilità non sono tutte dell'allenatore.
Anzi. Sono da dividere, oltre che con i giocatori (quelli che vanno in campo e sbagliano i gol) anche con società e proprietà. Perché che non si fosse sostituito Badelj si sapeva, così come che 'sacrificare' Veretout da mediano (fin qui ottimo anche in quel ruolo) avrebbe voluto dire 'perderlo' negli ultimi 40 metri (non solo a livello di gol, ma anche di inserimenti, progressioni, 'strappi').
Stesso discorso per un vice-Simeone che non c'è (evidentemente il promettente Vlahovic, classe 2000, non dà ancora garanzie per essere messo titolare o per più di 5 minuti). E poi le altre scelte che nel primo terzo di stagione non hanno pagato: Pjaca, Gerson, Mirallas, fino ad Edimilson, Norgaard e al mai utilizzato Ceccherini, fin qui non si è salvato nessuno (solo Lafont, tra l'altro unico vero investimento).
E pensare di confermare qualcuno di questi la prossima estate (con riscatti da 40 milioni più il valore del romanista) è al momento pura utopia. In questo quadro, è evidente che anche Corvino e Freitas abbiano le loro responsabilità.
Così come la proprietà, per le direttive di un mercato 'creativo', a zero euro, in autofinanziamento puro e con un monte ingaggi che non è cresciuto granché rispetto alle aspettative. RITMO DA RETROCESSIONE. Ne è nata così una Fiorentina scivolata in un mese e mezzo dal 3° al 9° posto, dai 13 punti nelle prime 7 gare ai 4 punti nelle ultime 5 partite.
Un vantaggio europeo dilapidato in breve tempo: l'Atalanta ha recuperato 8 punti, la Lazio 6, il Milan 5, Torino e Roma 4, il Parma 3, il Sassuolo 2, mentre solo la Samp ha tenuto come i viola un ritmo da bassissima classifica.
"Non siamo attrezzati per l'Europa, se alzi l'asticella e non hai la struttura adeguata rischi di non essere all'altezza", ha tuonato da Genova Giampaolo, che ha 2 punti in meno della Fiorentina. Punti persi, per i viola, specie nell'ultimo quarto d'ora (ben 6 tra Napoli, Inter, Roma e Frosinone, che fanno 8 se considerato il gol di Pavoletti del Cagliari al 69'), mentre sono saliti a cinque gli 1-1 tutti con rimonta subita da risultato di vantaggio.
Problema evidentemente di testa, di gestione e di mancata finalizzazione delle occasioni avute. MOTIVAZIONE NAZIONALE. Oltre alla voce del tecnico servirebbe anche quella della società, magari della proprietà, del 'manico'. Perché non può andar tutto bene così, specie in un ambiente che comincia a ritirare fuori vecchi malumori e dissapori messi momentaneamente da parte per il bene della Fiorentina.
Ma in molti giocatori non è stato visto quel furore e quella grinta che c'erano stati fino a poco tempo fa. Ora dodici viola sono partiti per le Nazionali: da Pjaca a Simeone, da Edimilson a Vlahovic,occasioni per ritrovare il sorriso e magari nuova linfa.
Specie per i primi due ce ne sarebbe bisogno, chissà che non possano tornare più carichi a Firenze. Dove con i viola saranno attesi al rush finale del 2018: prima il Bologna al Dall'Ara, poi la Juve al Franchi. Due gare da non sbagliare, prima nell'atteggiamento e poi nei risultati.
Perché il rischio di tornare ad un 'tutti contro tutti' e rimanere impantanati a distanza dall'Europa, nel limbo della mediocrità, può essere meno lontano di quanto si pensi.


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