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Kouame: "Non vedo l'ora di esordire. I miei gol per vincere con la Fiorentina"

Sulle pagine del Corriere dello Sport troviamo una lunga intervista all'attaccante della Fiorentina. Ecco la prima parte:

L'ex Genoa racconta il suo momento personale, la voglia di tornare in campo anche se ancora manca qualche passaggio per essere al 100%. Sarà sicuramente un rinforzo per il prossimo campionato.

Christian Kouame ha già attivato il count down per il nuovo inizio della stagione?

«Sì. Non vedo l’ora si ricominci a giocare. Per chi ama il pallone, restare tanto tempo senza è dura, anche se capisco la forza della decisione presa. E adesso devono essere garantite tutte le condizioni di sicurezza, per gli atleti e per tutti gli addetti ai lavori».

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Cosa vuol dire lavorare conoscendo (finalmente) la data di ripartenza?

«Programmare meglio. Un allenatore ha bisogno di studiare attentamente le caratteristiche tecniche delle squadre da affrontare: avere la percezione dei tempi e partire già con una buona conoscenza dell’avversario è un bene. Per tutti».

Nel suo ultimo post social, ha scritto di aver lavorato tanto nonostante il lockdown ma di avere ancora tanta strada da fare per tornare in campo. Quanto tempo serve ancora? «Non so quantificarlo, di certo ho una voglia fortissima di tornare protagonista.

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Non intendo affrettare e correre alcun tipo di rischio, anche se non nascondo che mi piacerebbe davvero tanto riuscire a mettermi per la prima volta la maglia viola numero 9. La Fiorentina ha uno staff medico di primissimo ordine e, insieme, decideremo».

Cosa significherà giocare tra giugno e luglio, con temperature elevate? «E’ un fattore a cui non siamo tanto abituati, ma io dico che competizioni importanti come i Mondiali, gli Europei o anche la Coppa America si disputano in questo periodo.

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Ci faremo trovare pronti, saranno studiati piani alternativi per permetterci di rendere al massimo, rischiando il meno possibile».

Cosa ha pensato quando, due mesi dopo l’ultima volta, ha rivisto un pallone rotolare in mezzo al campo?

«E’ stata una liberazione, un’emozione incredibile. Non vi nascondo che, a tratti, mi è sembrato di vivere un incubo, con la paura che non finisse mai. Tornare a giocare a calcio, adesso, diventa un segnale di speranza per tutti.

I bambini, per esempio, guardano i calciatori come idoli, sognando di ripercorrere la loro strada: ecco, rivederci tutti in campo, soprattutto per loro, può trasformarsi in un’autostrada per sognare ancora».

Prima dell’infortunio, lei era “virtualmente” proiettato in Premier.

Poi, ha dovuto misurarsi con un lungo recupero: ha mai avuto paura? «No, paura mai. Mi è dispiaciuto, è chiaro, ma poi ho pensato che avrei dovuto leggere l’accaduto come un segno del destino. Forse doveva andare così e, grazie a Dio, poi, sono arrivato alla Fiorentina.

Mica mi è andata male? (ride, ndr)».

Ma si aspettava di cambiare squadra da infortunato? «Ho sempre ringraziato tutti, dal dg Barone al ds Pradè. E ancor prima il presidente Commisso, attaccatissimo alla Fiorentina e a noi calciatori.

Siamo un po’ tutti suoi figli. Ricordo ancora la telefonata a trasferimento ultimato: mi disse che era rimasto colpito da me dalla seconda di campionato, quando col Genoa vincemmo proprio contro i viola. E con un mio gol. Adesso voglio solo ripagare la fiducia dal campo, per questo spero di riuscire a segnare presto il primo gol in viola, magari al Franchi.

E’ vero, i nostri tifosi non ci saranno, ma solo fisicamente perché il loro cuore è sempre con noi.

Cosa le ha detto Iachini quando vi siete ritrovati al centro sportivo? «Iachini è sempre il solito “martello”. Ci ha chiesto come stessimo, come avevamo trascorso questo periodo complicatissimo, sincerandosi anche delle condizioni delle nostre famiglie.

E’ stato giusto un attimo, poi siamo tornati a lavorare “duro”. E’ un allenatore che cura ogni dettaglio, che chiede, giustamente, il massimo sempre. E non lo deluderemo, quando l’arbitro fischierà l’inizio della prima partita noi saremo pronti».

Ha raccontato anche a lui della sua voglia di rivedere presto la luce… verde del campo?

«Certo. Sia Iachini che tutto lo staff, tecnico e medico, conoscono perfettamente la mia voglia di tornare in campo. Quando i tempi saranno maturi».

Kouame è più prima o seconda punta? «Questo lo dovete chiedere a Iachini, io sono pronto a giocare ovunque.

Tanto per essere chiari, in questo momento, sono pronto anche a fare il…. portiere (ride, ndr)».

Quale l’attaccante a cui prova ad ispirarsi? «Ne ho sempre ammirati due, Eto’o e Drogba».

A Eto’o cosa vorrebbe…. rubare? «Secondo me Eto’o è stato uno dei migliori interpreti di sempre di questo ruolo.

Mi accontenterei ad avere la metà del suo istinto killer nell’area piccola».

È lei il nuovo Drogba della Costa d’Avorio? «Magari. Stiamo parlando di un campione che rappresenta un modello per tantissimi ivoriani. E non solo».

Diventare capocannoniere o sollevare un trofeo: lei a cosa punta?

«Siccome sono dell’idea che nessuno debba mai tarpare le ali ai propri sogni, mi piacerebbero entrambe le cose. Raggiungerle con la maglia della Fiorentina sarebbe fantastico. In questo momento, però, ho tanta strada da percorrere: devo lavorare duramente, migliorare su tutto.

Poi, spero possa arrivare il momento per raccogliere i frutti».

Cosa le manca per puntare alla perfezione? «Devo essere più cinico sotto porta, per esempio. Devo affinare il tiro, il colpo di testa. Insomma, tutto. Credo che nessun calciatore possa mai pensare di essere arrivato, figuriamoci un ragazzo di 22 anni come me.

Sono veloce: questo può essere un vantaggio non da poco, specie se coniugato con quanto appena detto».

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