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Jiménez a VI.IT: "Pulgar? Grande giocatore ma può ancora crescere. Prandelli voleva tenermi, ma Corvino..."

Intervista esclusiva al fantasista cileno attualmente al Palestino

In maglia viola ha giocato solo sei mesi, dopo che Corvino a gennaio 2006 lo prelevò in comproprietà dalla Ternana per 2,5 milioni. Luis Jiménez si rivelò uno dei giocatori più impiegati da Prandelli nella seconda parte di stagione con 19 presenze e 3 gol all'attivo.

Al termine del campionato però El Mago tornò alla Ternana per poi proseguire la sua carriera con le maglie di Lazio, Inter, West Ham, Parma, Cesena, oltre alle 7 stagioni tra Emirati Arabi e Qatar. Dal 2018 ha fatto ritorno in patria al Palestino, il club in cui è cresciuto, fondato nel 1920 da emigranti palestinesi.

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Per sapere come sta vivendo l'emergenza Coronavirus e che ricordi ha della sua esperienza in riva all'Arno, LaViola.it lo ha raggiunto telefonicamente nella sua Santiago: Com'è la situazione nella capitale cilena? "Nel mio quartiere la situazione è abbastanza tranquilla.

Non usciamo più di tanto, anzi non usciamo affatto. C'è un po' di paura. Inizialmente non si pensava che si potesse arrivare a questo livello, ma stanno già prendendo dei provvedimenti per fare la quarantena. Tra poco forse, arriverà la quarantena obbligatoria.

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Ci sono ancora dei negozi aperti qui, anche se non si possono più organizzare eventi in cui si riuniscono tante persone. Spero che qua non si arrivi al livello di Italia e Spagna, e spero che la gente non lo sottovaluti. In Ecuador, a Guayaquill, la situazione è critica, con ospedali e cliniche che non hanno più posti letto.

In Cile ci sono più di 3000 casi, che sono tanti ma siamo ancora alla fase precedente e le autorità dicono che nelle prossime due settimane si aspettano una crescita". Come trascorre questi giorni? "Ho cinque figli e quindi adesso che non mi alleno giochiamo tutto il giorno, o in giardino o a calcio balilla.

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Mi alleno e cerco di divertirmi insieme a loro. Sono fortunato ad avere una casa grande col giardino, che per i bambini è meno dura". I club come stanno gestendo questa emergenza? "Le prime due settimane abbiamo fatto una quarantena preventiva, mentre da quando è stato sospeso il campionato, la società ha deciso di mandarci in vacanza per 15 giorni.

Ci hanno dato un programma da seguire, ma col fatto che sono vacanze, non possono obbligarci a rispettarlo, mentre quando eravamo in quarantena preventiva per noi era obbligatorio. Speriamo di tornare a giocare e quindi credo che anche i miei compagni stiano continuando comunque a seguirlo".

Come viene gestita la situazione relativa agli stipendi? "Ci hanno mandato in vacanza anche per questo motivo. Avrebbero dovuto prendere un accordo comune tra società e giocatori per tagliare gli stipendi. Non può essere una decisione solo del club e quindi la via più semplice è stata mandarci in vacanza.

Vedremo in futuro come si evolverà la situazione". Come sta andando l'avventura al Palestino? "Il Palestino è una società piccola di Santiago, nella quale ho iniziato a giocare. Sono due anni di seguito che ci qualifichiamo alle coppe internazionali.

Per una società così, questo è importante perché entrano soldi nelle casse. Stavamo facendo bene a livello di risultati, anche se poi ogni volta capita che dobbiamo cedere i giocatori migliori e quindi ci vuole un po' per ottenere i risultati".

Che ricordi ha della sua esperienza a Firenze? "Mi ricordo che ero in ritiro con la Ternana e ho ricevuto la chiamata della Fiorentina. È stato tutto molto veloce. Mi ha fatto molto piacere perché è una società importante, con una storia e con una città bellissima.

Mi ha fatto molto piacere arrivare a Firenze. Ho bellissimi ricordi di una stagione altrettanto bella. Ricordo Frey, Toni, Jorgensen, Fiore, Brocchi, tanti giocatori importanti che avevano molta più esperienza ma che mi hanno aiutato.

Ho tuttora un buon rapporto con Fiore: lui mi diede una grossa mano, anche perché era la mia prima esperienza in Serie A ed ero appena arrivato in un campionato diverso. Gli sarò sempre riconoscente per questo". Anche perché il ruolo del trequartista è interpretato in maniera diversa rispetto al Sud America...

"Il calcio italiano è molto completo: è fisico e ci sono giocatori molto importanti tecnicamente. In Sudamerica, soprattutto in quegli anni, il trequartista era soprattutto un giocatore offensivo, mentre in Europa viene richiesto anche di tornare a dar mano dietro".

Chi era quello più simpatico nello spogliatoio? "Brocchi e Fiore li ricordo con molto affetto, ma anche Ganluca Berti. Luca Toni è particolare: sempre positivo e solare, a cui piace fare gli scherzi". Che rapporto aveva con Prandelli?

"Con Prandelli ho avuto un ottimo rapporto, poi però si complicò tutto con la Ternana. Corvino voleva che andassi via e secondo me c'era un po' di rottura tra il direttore e Prandelli in quel momento. Il mister voleva tenermi a tutti i costi.

Anche quando ero all'Inter, Prandelli mi voleva far tornare ma Corvino non ha voluto". È vero che la voleva nel suo staff? Ho ritrovato Prandelli a Dubai e ci siamo sentiti parecchie volte: mi ha fatto un'ottima impressione ed è sicuramente uno degli allenatori più importanti che ho avuto.

In quell'occasione mi disse anche di entrare nel suo staff una volta finita la carriera ma gli risposi che ancora volevo giocare qualche anno". Segue ancora il calcio italiano? "Lo seguo ancora, anche se con qualche difficoltà per via degli orari.

Se posso scegliere sicuramente guardo partite di squadre in cui ho giocato e la Fiorentina è una di queste". Alla Fiorentina oggi c'è Pulgar, cosa pensa di lui? "Lo conosco ed è un grandissimo giocatore. Può ancora crescere.

Si è trasferito in Italia e ha giocato, mentre tanti giocatori cileni hanno fatto fatica. Lui si è imposto e chiuso la scorsa stagione con una grande Copa América". Pizarro qualche giorno fa ha detto che probabilmente Pulgar non ha capito totalmente di essere in un grande club...

"Non ho parlato con loro e non so cosa pensano, ma tutti sanno che Firenze è una grande città, la Fiorentina un club prestigioso a livello europeo e con una grande tifoseria". Sembra che il calcio cileno fatichi nel ricambio generazionale: lei pensa a un ritorno in nazionale a distanza di quasi 10 anni?

"Io non chiudo a questa possibilità, ma penso a far bene col Palestino: una convocazione sarebbe la conseguenza delle mie prestazioni col club. Al momento è tutto molto difficile. Spero per il calcio cileno di rivedere tanti giocatori come Vidal o Sanchez protagonisti anche in Europa.

Pulgar è uno dei giovani che in questo senso sta facendo meglio". C'è qualche scelta che non rifarebbe nella sua carriera? "È semplice dirlo adesso, io però l'ho sempre detto che ci sarei rimasto volentieri più tempo a Firenze.

Mi sarebbe piaciuto restare altri due o tre anni lì e forse sarebbe stata la scelta migliore per me. Tante volte però non dipende solo dal calciatore".

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