Vai al contenuto
×
Aggiungi come fonte preferita su Google

Il Prandelli post-Viola: 2° all'Europeo e flop Mondiale, delusioni estere e salvezza col Genoa

Storie di dimissioni ed esoneri nei 10 anni dopo il burrascoso divorzio con i Della Valle

Tanta voglia di rivincita. Perché l'amore con Firenze non è mai finito. È in attesa, Cesare Prandelli, di decisioni dagli Stati Uniti. Continuare con Iachini o affidarsi all'ex tecnico viola, individuato dai dirigenti in caso di separazione con l'allenatore ascolano.

Prandelli, negli ultimi anni, ha continuato a vivere a Firenze, addirittura aveva anche un abbonamento in tribuna al Franchi. Tornare alla Fiorentina, dopo 10 anni, sarebbe una sorta di chiusura del cerchio. Perché l'addio, nel 2010, fu a dir poco burrascoso, soprattutto nel rapporto con i Della Valle.

sponsored

E perché nell'ultimo decennio Cesare ha raccolto diverse delusioni. ROTTURA CON I DELLA VALLE. Dica che non andrà alla Juve”, tuonava Diego Della Valle a marzo 2020. La fine di un quinquennio che aveva riportato la Fiorentina in Champions e nei primi posti in Italia, con magiche notti europee e grande calcio.

Grandi calciatori e campioni, sì, ma anche tanti giocatori cresciuti e andati oltre ogni aspettativa. “Chiariamo: non ho lasciato io la Fiorentina, sono stato lasciato”, precisò Prandelli qualche mese fa. “Avevo ancora un anno di contratto.

sponsored

Mi dissero che avrebbero ridimensionato e che io, allenatore ambizioso, potevo andare dove volessi. Due giorni dopo leggo un’intervista di Diego Della Valle che mi dà del traditore perché volevo andare alla Juve. Era vero che la Juve mi voleva, ma io amavo la Fiorentina, volevo portare un titolo in bacheca.

Chiamai Bettega e gli dissi che non se ne faceva più niente. Traditore? Quello tradito ero io. Forse ero diventato troppo popolare, davo fastidio. Loro avevano necessità di tesserare Mihajlovic in tempi brevi, sono andato in società e ho rinunciato al mio anno di contratto per rispetto della città”.

sponsored

ITALIA. Iniziò così il percorso con la Nazionale, che portò gli azzurri ad un ottimo 2° posto all'Europeo 2012 dopo il fallimento del Mondiale 2010. Certo, quella cavalcata culminò con un sonoro 0-4 in finale contro la Spagna, con un'Italia stanca e qualche critica al ct per il poco turnover effettuato.

Poi la Confederations Cup del 2013, con un altro positivo 3° posto. Sembrava il percorso giusto per rilanciarsi ai Mondiali 2014, ma in Brasile – dove Prandelli non portò Giuseppe Rossi, con marea di polemiche in salsa viola – l'Italia si fermò subito ai gironi dopo i ko contro Uruguay e soprattutto Costa Rica.

Con Prandelli che, subito dopo l'eliminazione, annunciò in conferenza stampa le dimissioni immediate. TURCHIA. Una decisione che qualcuno valutò troppo avventata, senza troppe spiegazioni, ma che in molti in realtà apprezzarono: in pochi nel mondo del calcio hanno la forza e il coraggio di fare un passo indietro, di rinunciare a ricchi contratti.

Prandelli iniziò così una serie poco fortunata di esperienze all'estero: subito a luglio 2014 fu ufficializzato come tecnico del Galatasaray, ma l'avventura in Turchia durò appena cinque mesi. La Supercoppa persa contro il Fenerbahce, l'eliminazione dalla Champions (1 punto in 4 gare) e sole 6 vittorie totali (2 pari, 8 ko) in 16 partite: fu così esonerato a fine novembre.

“Mi prendo tutte le responsabilità”, aveva detto Cesare qualche giorno prima dell'esonero, “ma quando sono arrivato mi erano stati promessi almeno due grandi acquisti. Il presidente invece mi ha poi detto che non avevamo soldi per queste operazioni”.

VALENCIA. Dopo quasi due anni di inattività (il contratto con il Gala fu rescisso in anticipo, a giugno 2015, con buonuscita), Prandelli tornò poi in panchina a settembre 2016 al Valencia. Squadra sedicesima nella Liga e in grande difficoltà, con Cesare ottenne 3 vittorie, 3 pari e 4 ko in 10 gare tra campionato e coppa di Spagna.

Anche al Valencia, come in Nazionale, fu il tecnico a rassegnare le dimissioni: alla base ci sarebbero state divergenze di mercato. E il rapporto si chiuse dopo appena tre mesi. “Non potevo restare al Valencia”, disse il tecnico.Ero delegittimato verso la squadra e i tifosi.

Mi avevano promesso rinforzi, un investimento di 30 milioni poi molto ridotto. Ero stato a Singapore a parlare con la proprietà. Avevo chiesto un centravanti, due centrocampisti, un difensore esterno e mi avevano dato l'ok. Vado subito su Zaza, ideale per il mio progetto.

Chiudiamo con la Juventus. E invece la società blocca tutto”. Il club spagnolo gli fece anche causa per danni per l'addio improvviso: "Sicuramente avrei potuto restare più a lungo, però sinceramente pensai che non c'erano le condizioni adeguate per farlo”, disse l'allenatore qualche anno dopo.

RITORNO IN ITALIA. A maggio 2017 passò così all'Al Nasr, club degli Emirati Arabi. Ma venne esonerato, a metà gennaio 2018, dopo aver totalizzato 5 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte. Un'altra delusione e altri 11 mesi fermo, prima di tornare in Italia.

Stavolta, dopo aver sfiorato la Lazio nel 2016 (“stetti tutto il pomeriggio con Lotito, mi disse che sarei stato il suo allenatore. Poi mi ha tenuto fermo 20 giorni, mi ha fatto perdere altre opportunità. E alla fine lui ha fatto altre scelte”), il passaggio al Genoa, preso al 14° posto dopo 15 punti in 14 turni.

Questa è storia più recente: le vittorie prestigiose contro Juve, Lazio ed Atalanta, ma anche solo 23 punti in 24 gare. Fino a quell'ultimo incrocio al Franchi contro la 'sua' Fiorentina, in uno 0-0 con l'orecchio a Inter-Empoli che sancì una faticosa salvezza sia per i viola che per i rossoblu.

“Me ne vado senza polemiche ma con qualche rimpianto”, disse Prandelli dopo la rescissione consensuale del contratto con il Grifone. Da quel 26 maggio 2019 al Franchi, Cesare è senza panchina. Adesso, aspetta novità dagli Stati Uniti.

MODULI. Dal punto di vista tattico, così come del resto fece nei suoi 5 anni a Firenze, Prandelli ha spesso adattato i moduli ai giocatori che aveva. Permeando le sue idee calcistiche con vari sistemi di gioco. Alla Fiorentina aveva alternato il 4-4-2 al 4-2-3-1, fino al 4-3-3.

Moduli riproposti anche in Nazionale, dove pure ha fatto vedere anche il 3-5-2 e il 4-3-2-1. Anche al Galatasaray, in Turchia, era partito con il 4-2-3-1 ma ha poi utilizzato anche il 4-4-2 e il 4-3-3, così come al Valencia, dove comunque ha riproposto anche la difesa a tre in qualche occasione.

Infine anche al Genoa grande fluidità tattica: era partito con il 3-5-2 sfruttando Piatek e Kouame davanti, modulo visto anche nell'ultimo match al Franchi ma alternato in corsa con il 3-4-2-1 e con i vari 4-3-3, 4-2-3-1 e 4-4-2.

E alla Fiorentina, come tornerebbe? Essendo un tecnico che imposta spesso le squadre in base alle caratteristiche dei propri giocatori, già si ipotizza un 4-2-3-1. Ma, appunto, sono solo ipotesi. Per il momento Prandelli aspetta, così come tutto il mondo viola, una decisione da parte di Commisso.

Aggiungi come fonte preferita su Google

Lascia un commento