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Il partito che vuole chiudere qui la Serie A: tornare in campo non è più un affare

Tanti sport hanno chiuso i bandoni, il calcio continua a sperare in una ripartenza. Che ne sarà di questo campionato? Tanti club puntano a chiudere in anticipo.

La prospettiva di non pagare gli stipendi ai calciatori fino a fine stagione cambia le prospettive del campionato. Per la maggioranza dei club, dopo l’accordo firmato dalla Juve con Sarri e i giocatori, l’ipotesi di non riprendere a giocare diventa sempre più appetibile.

Chi rischiava la retrocessione, con la classifica congelata, resterebbe in Serie A. Le squadre di metà classifica eviterebbero il rischio di scivolare giù. Inter e Atalanta avrebbero un posto assicurato in Champions, la Roma in Europa League.

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Non sono d’accordo la Lazio, determinata a tornare in campo a ogni costo, e il Napoli, che sperava in un posto diretto in Europa da raggiungere risalendo in campionato o vincendo la Coppa Italia. Così scrive La Repubblica.

16 MAGGIO?

L’ultima parola spetta al governo del Paese, non a quello del pallone. Il sistema calcio non si è ancora arreso all’idea di una pagina bianca negli almanacchi. Gli altri sport - dal basket al rugby, dalla pallavolo alla pallanuoto - già danno appuntamento fra un anno.

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Il Consiglio della Federcalcio torna a riunirsi giovedì: detterà le linee guida per le iscrizioni alla nuova stagione. Ma cosa fare del campionato in corso? Il ministro Spadafora intende prorogare fino a fine aprile il blocco dello sport.

Ma poi servirà del tempo per rimettere in moto le squadre: non si ripartirà il 3 maggio. In Figc ora si parla di sabato 16 maggio, per chiudere il campionato a metà luglio. Due mesi per trovare 13 date utili in cui recuperare le partite mancanti.

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Ma non è un progetto condiviso da tutti i club di Serie A.

MENO COSTI. La prima ipotesi del presidente federale Gravina era di assegnare il titolo con i play-off tra le prime 4 o 6 della classifica. C’è l’ok della Uefa, per cui la priorità è avere una classifica che definisca quali squadre avranno accesso alle coppe.

Ma l’idea non piace in Lega. Dove, anzi, si è compattata una maggioranza larga - 15 club - che vuole congelare l’attuale classifica e le retrocessioni. La garanzia di un’altra annata in A è il miglior antidoto alla crisi per moltissimi club che non hanno ambizioni europee.

Anche a costo di accettare un campionato 2020/21 a 22 squadre, con la promozione delle attuali prime due della B (Benevento e Crotone). Per tutti, i mancati introiti dei diritti tv sarebbero compensati in parte dal taglio degli stipendi ai calciatori.

E tornare a giocare a porte chiuse significherebbe comunque rinunciare al botteghino. Ecco perché chiuderla qui, tagliando costi e rischi, è una prospettiva che piace a molte società. Sullo scudetto deciderebbe il Consiglio federale, ma per molti presidenti non è una priorità.

ALTERNATIVE. Per una corrente minoritaria non si può considerare valido un torneo con 25 turni completati su 38. La stagione sarebbe da annullare e, per l’iscrizione alle coppe, farebbe fede la classifica finale del torneo 2018/19, l’ultimo valido.

Una tesi che favorisce il Napoli, ma che penalizzerebbe la Lazio in chiave Champions. Ma allora cosa sarebbe di questo campionato interrotto a marzo? Una proposta  è di unire questa stagione alla prossima, riversando sul nuovo campionato i benefici dei risultati parziali fin qui maturati.

Idea che aveva trovato i favori dell’Assocalciatori.

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