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Il grido d'aiuto (sbagliato nella forma) di Dzeko deve essere ascoltato

Le parole di Dzeko hanno acceso i riflettori sul bosniaco. Ma l'intenzione di Edin è parsa chiara fin da subito

Il giorno dopo non si è parlato d'altro. E forse l'obiettivo Edin Dzeko l'ha centrato. Parole le sue dette male nella forma, ma la sostanza è lontana anni luce da un concetto sbagliato. Prendetevela con me, deve aver pensato il bosniaco, ma lasciate stare la squadra. Anzi. Dateci una mano, aiutateci. Altrimenti è dura. Lo poteva dire in modo diverso? Sicuramente sì. Ma il grido d'aiuto del centravanti bosniaco è evidente. Ne ha viste troppe alla soglia dei quarant'anni per non prevedere una reazione della gente a quelle parole. D'altra parte poteva tranquillamente farne a meno, presentarsi davanti ai microfoni e recitare il solito copione pre compilato, come tanti fanno anche fra i suoi compagni. Per questo gettare la croce addosso a Dzeko non è utile. Pur utilizzando parole sbagliate ha centrato il problema. Di certo la colpa delle ripetute sconfitte non è dei tifosi della Fiorentina. Che non meritano - nemmeno quelli che mugugnano in Tribuna - parole del genere. Preso atto dello scivolone lessicale, è giusto però provare a cogliere il buono dell'intervento dell'ex Inter e Roma.

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PAURA. Il gruppo è impaurito, non gioca di squadra. Qualcosa dai singoli e poco altro. Vanoli ha badato più che altro a curare la parte atletica e quella mentale nelle prime settimane da allenatore della Fiorentina. Ma per uscire da questa situazione bisogna tornare anche a giocare a calcio. Oggi l'unica possibilità sembra quella di andare a cercare Kean, con la speranza che vinca duelli e battaglie per portare il pallone quaranta metri più avanti. Un lavoro che Dzeko non può fare, naufragato insieme al resto dei compagni nella notte europea. Ma nel bosniaco scorre comunque il sangue della leadership. Da qui le sue parole nel post partita che poi hanno fatto il giro di web, radio e social.

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TUTTI IN SILENZIO. Sa bene quanto siano importanti i tifosi per la Fiorentina. Quanto la città viva in simbiosi con la sua squadra. Ha toccato tasti delicati, ma lo ha fatto per spostare l'attenzione mediatica. Per questo l'impressione è che la missione gli sia riuscita. Nel mirino ci si è messo lui, gli altri (colpevoli almeno quanto l'attaccante) sono rimasti in silenzio. Dirigenti compresi. Un silenzio che fa rumore quanto lo scivolone di Edin. Fatto molto probabilmente in buona fede.

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