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Il futuro del Franchi è già in ballo: presto il decreto di vincolo. Costi e fattibilità

È iniziato il percorso decisivo per il futuro dello stadio Franchi. Ieri l’architetto Marco Casamonti ha illustrato il progetto di restyling realizzato per la Fiorentina al soprintendente Andrea Pessina

Il progetto di Casamonti, concepito con il suo studio Archea associati, prevede l’esaltazione delle parti monumentali del Franchi. Il piatto forte del progetto sta nella copertura dello storico stadio: una teca di vetro del tutto simile a quella dell’Ara Pacis di Roma che riparerà i tifosi e la struttura dagli agenti atmosferici senza alterare la bellezza dell’architettura razionalista, preservandola dal deterioramento, scrive in modo molto dettagliato questa mattina La Nazione.

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Il punto dolente è quello che farà più discutere: è prevista la demolizione delle due curve, Fiesole e Ferrovia, che saranno ricostruite come tribune, a rettangolo, esattamente come allo stadio di Bergamo, dove pure non è stato possibile realizzare un progetto ex novo per il vincolo della soprintendenza che non permette la demolizione di gran parte delle due tribune coperte.

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Sarà un ostacolo perdere la forma a ‘D’ del Franchi? Probabilmente molto dipenderà anche dallo stato di conservazione del cemento delle curve che già mostra segni di usura in molte parti. Negozi e attività commerciali, nel progetto di Casamonti, troveranno posto all’interno dello stadio.

Dunque il restyling si farà o non si farà? Pur non sbilanciandosi in dichiarazioni roboanti, è un dato di fatto il clima sereno e di grande fiducia e positività. Oltre che di collaborazione fra tutte le parti in causa: Soprintendenza, Comune e Fiorentina.

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Peraltro la nomina a ministro dei Beni e delle attività culturali di Dario Franceschini ha fatto tirare un gran sospiro di sollievo al sindaco Nardella che sa di non trovare un nemico quando si busserà alle porte di Roma. Tra i punti di forza della riqualificazione del Franchi, oltre alla necessità di preservare dal deperimento un monumento nazionale che è realizzato in cemento armato, c’è la destinazione d’uso che ha la sua importanza.

La soprintendenza si è sempre dichiarata a favore del recupero funzionale del monumento: insomma, il Franchi è nato come stadio e ci si augura che possa continuare ad esserlo. I tempi? Non sarà tutto immediato. Ma le prime risposte potrebbero arrivare con una certa rapidità.

E da quelle si capirà se il progetto potrà essere accolto così, nella sua integrità, o se si dovranno apportare modifiche sostanziali che potrebbero far fare un passo indietro alla Fiorentina. I costi potrebbero essere un altro tasto fragile del progetto che per essere realizzato richiederà circa 160 milioni di euro, una cinquantina in più rispetto a quanto servirebbe per tirare su un impianto nuovo.

Ma proprio ieri il patron Commisso ha tenuto a precisare che sui soldi «lasciamo perdere, di quello me ne occupo io». Cosa succederà adesso? Partirà immediatamente l’analisi storico artistica del Franchi in cui sarà dettagliato quali sono le parti storiche dello stadio e quali quelle aggiuntive già modificate, per completarla servirà circa un mese, un mese e mezzo.

Si parte subito, giusto il tempo di nominare la commissione che si occuperà delle valutazioni con due architetti della soprintendenza, fra i quali Valerio Tesi, responsabile dell’area Patrimonio architettonico con competenza per lo stadio.

L’analisi sarà il primo passo per arrivare al decreto di vincolo (più forte dell’attuale declaratoria) che sarà firmato dal ministero al fine di precisare quali sono gli elementi di rilevanza, così da poter dire con chiarezza cosa si può fare e ciò che invece proprio non si può.

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