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Il calcio rischia di finire il quarantena: se si riparte e c'è una positività...

Se il campionato ripartirà, si giocherà ogni tre giorni. Super controlli sì, ma in caso di giocatori positivi si dovrebbe fermare tutto

Quarantena ‘allargata’. E cioè: se un calciatore dovesse risultare positivo al coronavirus durante la ripresa del campionato, tutti i soggetti che hanno avuto contatti con lui dovrebbero finire in quarantena per 15 giorni. Di fatto, quel che prevede il dpcm sull’emergenza Covid-19.

E questo è il punto sul quale i medici della Commissione medico-scientifica del governo non sembrano voler cambiare orientamento. Ma se questo dovesse accadere alla ripresa di un campionato ristretto in 45 giorni con tre gare a settimana cosa succederebbe?

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Gran parte della partita sulla ripresa della A si gioca su questo fattore, scrive il Qs - La Nazione. IN CASO DI POSITIVITA'. Se così fosse servirebbe un piano B. La Commissione medico-scientifica oggi consegnerà il parere sul protocollo Figc al ministro dello sport.

E certo è che se sarà mantenuta la linea rigida sugli eventuali positivi in corsa, giocare sarebbe una missione impossibile. Nel caso in cui due squadre su venti si ritrovassero con un positivo e la quarantena allargata, finirebbero in isolamento le squadre di quei due positivi più quelle affrontate.

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Quattro club isolati per 15 giorni in un campionato da 13 turni (12, più una per i recuperi) in 45 giorni? Ingestibile. E allora che fare? La serie A vorrebbe giocare effettuando i tamponi giornalieri. E questo sarebbe un modo per alzare il livello di sicurezza.

Perchè se fai il tampone il giorno prima di andare in campo e la sera subito dopo la partita, il rischio sarebbe praticamente azzerato, secondo i club. TAMPONI. Poi, comunque, ci sarebbe sempre la questione della reperibilità dei tamponi.

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«In alcune regioni non ci sono, come fareste?», hanno chiesto i medici del governo al presidente della Figc Gravina. E’ stato fatto osservare come già ora, in emergenza, qualche club lombardo li abbia effettuati ‘in trasferta’, proprio per non gravare sulla zona più ‘rossa’ del Paese.

Sia chiaro: si può alzare il livello di sicurezza al top, ma non avere la certezza del rischio zero.

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