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Il calcio ci dà un taglio? Stipendi, i club italiani vorrebbero il modello francese

Monte stipendi da 1,3 miliardi di euro in Serie A. SI può chiedere anche un aiuto al governo. Oggi i presidenti ne parleranno.

Il calcio fa i suoi conti: gli atleti contagiati, il numero delle partite da incastrare in calendario, la cifra esorbitante relativa alle perdite economiche. L’ultimo punto, il tentativo di contenere i danni, è all’ordine del giorno dell’assemblea di Lega di oggi.

Tra le soluzioni che i rappresentanti dei club proporranno di inviare al governo c’è anche quella del taglio degli stipendi dei calciatori. Un fronte inedito, aperto dall’attuale emergenza, e che rischia di mettere di fronte due schieramenti.

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Le società contro i loro stessi tesserati. Dopo la video riunione di oggi tra i presidenti, la discussione verrà allargata nel pomeriggio ai vertici dell’Aic, scrive La Gazzetta dello Sport. CLUB. Le società partono da un presupposto semplice: i calciatori vengono pagati per le loro prestazioni, che si concretizzano nelle sedute settimanali e nelle partite.

Oggi, come ormai da qualche giorno, la loro attività è azzerata (alcuni hanno anche lasciato il domicilio per volare altrove). Non si allenano e non hanno impegni agonistici. Non sono stati i club a negargli questa possibilità ma cause di forza maggiore.

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Motivo per cui i club vorrebbero essere legittimati a una decurtazione degli ingaggi: non paghiamo, o paghiamo scontato di una percentuale, il periodo in cui i giocatori sono rimasti inoperosi. Un sistema che richiamerebbe quello francese, dove è possibile la disoccupazione parziale per tutti i i dipendenti, calciatori compresi.

Un sistema legislativo che consente la riduzione forzata degli stipendi: i club italiani vorrebbero vedersi riconosciuta la stessa possibilità. Una qualsiasi misura andrebbe a incidere su un monte stipendi complessivo della Serie A che è pari a 1,3 miliardi di euro.

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CALCIATORI. Nessuna proposta, nemmeno indicativa, è finora arrivata sul tavolo dell’AIC. Quindi non ci possono essere valutazioni in atto. «Tutti abbiamo l’interesse che l’equilibrio economico venga preservato e proprio per questo dobbiamo valutare tutti gli elementi del momento - fa sapere Tommasi -.

Mancati introiti, rinvio delle competizioni, cancellazione di eventi, contributi governativi, aiuti federali, sostegno delle istituzioni internazionali. Tutti questi elementi ci diranno quale sarà il ruolo dei calciatori». Poi Calcagno:«E’ prematuro parlare di stipendi: per ora con le varie componenti, dalla A alla Lega Pro, stiamo discutendo dei danni che ci saranno all’interno del nostro sistema.

Solamente dopo averli quantificati si potranno prendere delle decisioni. Per questo il taglio agli stipendi non è un argomento all’ordine del giorno. Oggi al primo punto c’è l’emergenza Coronavirus. Si parla di allenamenti slittati, di quando riprendere e delle modalità da attuare».

MODALITA'. Questo è il punto. Con quali modalità i giocatori potrebbero partecipare al riequilibrio finanziario delle società? E soprattutto lasciando quale margine di intervento ai club? Se il campionato non verrà ripreso è un conto, se si prolungherà fino a luglio un altro.

Oggi le società stipendiano giocatori inattivi oppure i giocatori consumano le ferie che avrebbero fatto a giugno? Chi è positivo o è in quarantena è di fatto in malattia obbligata. Con quale percentuale allora potrebbero contribuire a contenere il danno?

Con una percentuale fissa o in base alla progressività, come nella tassazione? Oltre agli ingaggi milionari della Serie A vanno considerati quelli delle categorie inferiori. I club intendono iniziare a parlarne già oggi.

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