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Il blog di Ludwigzaller: Settebellezze

Ci sono tanti ritratti dell’italiano codardo nel cinema del neorealismo e della commedia all’italiana, a cominciare da quelli, geniali, di Alberto Sordi. Sordi imprenditore che si vende un orecchio per onorare i debiti della sua società immobiliare sull’orlo del fallimento.

Mercante di armi, soldato nella grande guerra, medico della mutua. È stata però Lina Wertmüller a portare alle conseguenze più estreme questa figura, sfruttando la tavolozza del grottesco tipica di una certa pittura secentesca di genere.

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In Pasqualino settebellezze, Giancarlo Giannini è un napoletano dei quartieri più popolari che fa della vigliaccheria e della ricerca del proprio tornaconto una filosofia di vita, sin da quando, per evitare una condanna a morte per un delitto, si finge pazzo e si fa ricoverare in un manicomio criminale.

Viene quindi arruolato e spedito in Russia, siamo ai tempi del fascismo e della seconda guerra mondiale. E qui diserta ma finisce in un campo di concentramento. Sopravvive ancora intrecciando una relazione sadomaso con una kapò obesa che lo comanda a bacchetta e lo protegge, mentre lui le striscia ai piedi in atteggiamento umile.

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Ed eccoci al momento chiave della sua vita: è diventato kapò a sua volta, ma il comandante tedesco gli comanda di giustiziare il suo migliore amico. Pasqualino esita, ma esplode il colpo. Ritornato in Italia alla fine del conflitto, i rimorsi lo tormentano, ma la madre chiarisce: “Il passato è passato, non pensarci più a queste miserie!

Tu sei vivo!”. L’importante è sopravvivere anche a costo di accettare i più avvilenti compromessi.

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Quando assisto alle partite della Juventus di Allegri non posso fare a meno di ripensare a Pasqualino. La Juve di Allegri, come Pasqualino, vive di espedienti, di piccoli imbrogli, di minacce mescolate a tentativi di ingraziarsi gli arbitri e la Federazione.

In campo Allegri schiera una squadra con una rosa eccellente come la Juve in modo sempre dimesso, lasciando che siano gli altri a fare il gioco. La Juve si mostra perdente, diventa umile come Pasqualino che si struscia sugli stivali della kapò tedesca, pur di sopravvivere e magari di sferrare, con Higuain, alla fine il colpo vincente.

Ciò che colpisce è che Allegri gioca in questo modo odioso anche contro il Benevento, il Crotone, i dilettanti piemontesi che la Juventus incontra durante l’estate a Vinovo. Solo quando passa in svantaggio la Juve si libera di questo modo di essere e dimostra di essere un’ottima squadra, capace di attaccare e far gioco, ma talvolta è troppo tardi per rimediare alla precedente ignavia.

Una tattica calcistica si misura sulla sua efficacia, certo.

Allegri vince molto. Ma qui bisogna distinguere. In Italia vince perché la Juve vanta protezioni. Alla possibilità che il Napoli vincesse il campionato, l’intero mondo del calcio, organi dirigenti e arbitri compresi, ha reagito confezionando partite dove il Napoli e l’avversario di turno della Juve hanno giocato in dieci sin da primi minuti.

In Champions League la Juve invece subisce e ottiene di meno di quello che la sua rosa consentirebbe.

Dopo una partita vinta a stento e grazie ai favori arbitrali, Allegri ha dichiarato: “Il calcio è troppa teoria, si parla di schemi e basta.

Allora paghiamo gli schemi e diciamo che Messi, Ronaldo e Higuain non valgono centinaia di milioni… Ma andate avanti così, esaltate lo schemino e non guardate i campioni, bravi”. Risposta goffa e triste, degna di Settebellezze e dei suoi epigoni.

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