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Il blog di Ludwigzaller: Semplicità

La sovrabbondante e faconda macchina barocca di Paulo Sousa sta per essere sostituita da una squadra che parla un linguaggio tattico molto più semplice e lineare. Pioli ci riporta alle radici dello stile toscano, che è semplice e sintetico, senza fronzoli.

Dante, come il Collodi di Pinocchio, non aveva parole da sprecare. Raccontava con brevità ed esemplare efficacia storie e concetti difficilissimi in poche righe. E lo stesso facevano gli autori di novelle come Boccaccio, i poeti dello stilnovo e gli straordinari cronisti cittadini.

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Pioli si è fatto apprezzare per equilibrate dichiarazioni e per un gioco che è leggibile, comprensibile, efficace ed esteticamente piacevole.

Non fa barricate e non eccede con il possesso, ma neppure si difende a oltranza come un Mazzarri qualsiasi. I giocatori sono al posto giusto: difesa a quattro, due mediani in mezzo, uno più arretrato, l’altro più avanzato. E la linea dei tre che si scambiano spesso di posizione dietro al centravanti.

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Anche un bambino capisce quel gioco.

La costruzione della squadra sembra molto indietro, ma non è così. La linea dei tre dietro la prima punta era già stata abbozzata ad esempio, ed era giovanissima ed interessante: sugli esterni Chiesa, il cui talento viene ogni giorno più apprezzato e Mor che avrebbe messo in difficoltà le difese;  come trequartista l’esperto Saponara o l’emergente Hagi.

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Le anticipazioni giornalistiche, unite alle solite ambizioni del procuratore, sembrano aver fermato Corvino ad un passo dal concludere quello che a tutti gli effetti era l’acquisto chiave. I tredici milioni stanziati dicono di un Corvino disposto a spendere le plusvalenze, anche se incapace, per ragioni oggettive, di opporsi ad un inserimento dell’Inter cinese.

Corvino dovrà poi andare a prendere un centravanti, se Kalinic non ci sta.

E se fosse Simeone l’età media dell’attacco sarebbe sorprendentemente bassa, tanto da spingere davvero i tifosi dotati di memoria storica ad evocare le Fiorentine giovanissime di Chiappella e Pesaola, e più tardi di Gigi Radice.

In difesa anche il portiere è giovane e ci sono tre giocatori convincenti come Astori, Hugo e Milenkovic (che ha diciannove anni).

Più deboli invece gli esterni difensivi, ma il ruolo è complicato e sono lontani i tempi di Alonso e di Vargas (che peraltro non a tutti piacevano).

Manca infine un grande centrocampista, sul quale investire una cifra davvero importante. Con le ali si fanno tanti abbonamenti, ma i campionati si vincono a centrocampo. E non c’è dubbio che la Fiorentina abbia bisogno di quella qualità che un tempo era offerta da Borja, Vecino e Pizarro.

Un potenziale campione assoluto è, in questo reparto, Diakhate il cui talento incontestabile non è ancora entrato a regime come quello del suo coetaneo Donnarumma.

La squadra così composta non offre garanzie di Champions League e neppure di Europa League, ma può far divertire, così come divertivano ed incantavano le vecchie Fiorentina di De Sisti e Merlo, o di Guerini e Antognoni.

Lo spirito dovrà essere quello che animava la nazionale di Fulvio Bernardini, giovanissima e piena di giocatori viola che mise in difficoltà l’Olanda finalista del campionato del mondo. Se così andasse mi potrei ritenere soddisfatto del lavoro di Corvino.

Altro aspetto importante e non trascurabile: i conti sono ora in attivo e la società potrà fare in futuro altre importanti plusvalenze, visto che si è puntato su talenti giovani, con grandi possibilità di crescita.

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