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Il blog di Ludwigzaller: Rien

18Il 14 luglio 1789 nel diario che Luigi XVI scriveva di sua mano, il sovrano francese annotò una sola parola: rien, che in francese significa nulla. I sovrani di allora erano fissati con la caccia. I duchi medicei hanno lasciato pagine e pagine dei loro diari di corte dedicati ad elencare minuziosamente le loro prede, che nella maggioranza  dei casi erano maiali selvatici uccisi nelle grandi bandite come quella di Artimino.

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Il diario del re di Francia era anch’esso un diario di caccia, e ciò spiegherebbe quel nulla vergato nel giorno della presa della Bastiglia. Ma forse non è senza significato che Luigi abbia continuato quel giorno nelle sue attività normali.

I grandi cambiamenti non sono annunziati e si verificano senza segni preparatori. Non diversamente, il giorno del fallimento di Lehman Brothers, da cui cominciò la crisi che non è ancora finita, mi capitò di sentire alla radio annunziata quella notizia potenzialmente epocale mescolata a tante altre banali: incidenti stradali, temperature in aumento, risse e furti nei supermercati.

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Anche il mercato della Fiorentina scorreva senza eventi, la settimana passata, tanto che sul loro diario giornalisti e tifosi avrebbero potuto annotare un rassegnato rien.

Improvvisamente una notizia, apparentemente banale, ci ha fatto uscire dal torpore. Veniva dalla Germania. A quanto si sapeva, Pantaleo Corvino aveva offerto 13 milioni di euro per acquistare un semisconosciuto esterno turco, tal Emre Mor.

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Di questo turco si sapeva solo che era un piccoletto dotato di un dribbling micidiale. C’era molto scetticismo e si temeva che fosse una specie di Giaccherini giovane. In poche ore però attorno al giocatore si scatenava un’asta, finchè non era l’Inter ad avere la meglio.

Corvino aveva perso la partita, ma aveva al tempo stesso lanciato un segnale importante di riscossa, mettendo sul piatto una somma davvero importante per un ventenne da inserire in un ruolo chiave. Tanto bastava per sottrarre chi si interessa di Fiorentina alla noia di una estate caldissima nel corso della quale la paura della retrocessione cominciava a serpeggiare.

Di qui il post Semplicità, che ho scritto la settimana scorsa, attirandomi moltissime critiche, come talvolta mi capita. Di fatto, in pochi giorni, quello che sembrava un mio personale delirio è diventato realtà. La nostra personale rivoluzione è cominciata.

Quel che auspicavo era che ad interpretare il  gioco semplice di Pioli fosse chiamata una rosa giovane. All’arrivo di Eysserich ha fatto seguito l’acquisto di Benassi. E a quel che si legge Simeone jr. è molto vicino. Certo rimpiangeremo quel Kalinic che anche nelle più svagate uscite in amichevole era decisivo.

Ma la possibilità di veder crescere a Firenze un centravanti molto volito come Simeone affascina. Così come affascinano i tanti esterni dai piedi buoni che sono stati messi a disposizione di Pioli, da Eysserich, a Zekhnini, a Jezé che dei tre dovrebbe essere il più dotato.

Si discute ora del ruolo di Benassi, che sarebbe inadatto ad un centrocampo a due, ma si dimentica che il giocatore è a Firenze da poche ore, c’è tutto il tempo per trovargli la giusta collocazione.

E nessun scandalo ci sarebbe se Pioli dovesse essere spinto da questa scelta di mercato ad optare per il 4-3-3.

Benassi, poi, è stato scartato da Sinisa Mihajlovic, il che, dal mio punto di vista, è un titolo di merito: eccellente come giocatore, Sinisa a mio parere ha sbagliato a scegliere la carriera di allenatore, anziché quella di commentatore televisivo.

Attendo infine con simpatia anche l’arrivo dell’onesto Paletta, un giocatore che credo sarà molto amato dai tifosi, come in passato è successo a un Di Livio.

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