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Il blog di Ludwigzaller: Foucault

Emergenza sanitaria e provvedimenti, tra Foucault e presente, nella riflessione di Ludwigzaller

L’ultimo corso del professor Michel Foucault al Collège de France, nel marzo 1984, fu chiuso da questa frase: “Ascoltate, avevo delle cose da aggiungere sul quadro generale di queste analisi, ma insomma, è troppo tardi”. Pochi mesi dopo Foucault, che aveva dedicato tante ricerche alla storia della medicina, morì di una malattia epidemica, l’Aids.

Nato a Potiers, omosessuale dichiarato, Foucault aveva incominciato come docente all’Università di Upsala, affermandosi come uno dei pensatori più originali della sua generazione.

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La sua divisa era un semplice maglione a collo alto molto simile a quello adottato in seguito da Steve Jobs.

Una delle sue pagine più famose descrive l’ordinamento di una città appestata ed è stata molto citata in questi giorni. Spiega Foucault in Sorvegliare e punire (1975): “Ecco, secondo un regolamento della fine del secolo XVII, le precauzioni da prendere quando la peste si manifestava in una città.

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Ogni strada è posta sotto l’autorità di un sindaco, che ne ha la sorveglianza; se la lasciasse, sarebbe punito con la morte. Il giorno designato, si ordina che ciascuno si chiuda nella propria casa: proibizione di uscirne sotto pena della vita.

Il sindaco va di persona a chiudere, dall’esterno, la porta di ogni casa; porta con sé la chiave, che rimette all’intendente di quartiere; questi la conserva fino alla fine della quarantena. Non circolano che gli intendenti, i sindaci, i soldati della guardia e, anche tra le cose infette, da un cadavere all’altro, i 'corvi' che è indifferente abbandonare alla morte”.

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L’epidemia è un’occasione che i magistrati cittadini e i funzionari regi colgono per dispiegare un potere nuovo, pervasivo e microfisico, che costringe la popolazione nei confini della quarantena. I re di un tempo facevano rotolare teste e squartavano i corpi dei condannati, i sovrani moderni vogliono controllare ogni aspetto della nostra esistenza e sapere tutto di noi.

I criminali vengono ora interrogati, schedati, rieducati attraverso un nuovo strumento, la prigione, ma presto gli stessi sistemi di classificazione e controllo vengono estesi a tutti i cittadini. Foucault scriveva negli anni Settanta e non sapeva quindi che un giorno, attraverso strumenti come la rete, utilizzando persino siti apparentemente innocui come Facebook, delle persone si sarebbe potuto sapere tutto, dalle opinioni politiche ai gusti musicali alla decisione di prenotare un albergo a Venezia o di comprare un paio di scarpe.

Se a cose normali i procedimenti di controllo sono ormai incredibilmente sviluppati, l’emergenza virale, proprio come accadeva nella città appestata del Seicento, ne estende ancora il raggio e ne incrementa la profondità. Avremo così presto un’applicazione attraverso la quale le autorità sapranno dove siamo, chi abbiamo incontrato, se nella nostra cerchia di incontri c’era un positivo.

Non basta: il Parlamento è chiuso, le elezioni sospese, l’emergenza giustifica provvedimenti in ogni campo, che non vengono prima discussi e talvolta sono presi in segreto. Tutto ciò è indispensabile, ma erode rapidamente lo spazio della libertà individuale e avrebbe preoccupato Foucault.

Possiamo accettare simili restrizioni solo per un periodo limitato e se gestite con estrema sensibilità e prudenza.

di Ludwigzaller
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