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Il blog di Ludwigzaller - Fantasmi a Bagno a Ripoli

Ludwigzaller commenta la situazione relativa al centro sportivo a Bagno a Ripoli

Sono in molti credo a ricordare una scena di Roma di Fellini. Mentre procedono i lavori della metropolitana, gli operai sfondano un antico muro, e si trovano di fronte a uno spettacolo stupefacente, una stanza interamente affrescata di epoca classica.

Le figure e i colori sono intatti, conservati dal microclima che si era creato. Per un attimo coloro che sono entrati restano avvinti dalla meraviglia, ma basta il contatto con l’aria fresca e con la luce perché le pitture incomincino a screpolarsi finché non si disintegrano.

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Fa parte del mito dell’Italia il fatto che sotto le nostre città ce ne siano altre e che se si scavasse sistematicamente il territorio si troverebbe di tutto. Una scena in qualche modo analoga è al centro di quel piccolo capolavoro che s’intitola Fantasmi a Roma, del compianto Antonio Pietrangeli.

Un gruppo scombinato di fantasmi che abita un antico palazzo del centro deve cercare di evitarne la demolizione, che significherebbe per loro un doloroso sfratto. Si tratta di tutti coloro che nella famiglia sono morti prematuramente o di morte violenta: una donna morta suicida, un frate, un bambino, un libertino e l’ultimo proprietario, perito per una fuga di gas.

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Pensa e ripensa concludono che l’unico modo di salvare la loro dimora sarebbe il ritrovamento di un antico affresco. Si incamminano così alla volta della periferia romana, dove al centro di un quartiere popolare sopravvive una chiesetta medievale.

Qui abita il fantasma del Caparra, pittore secentesco, il quale, in cambio di una sistemazione definitiva, accetta di dipingere l’affresco. E infatti si precipitano i Pessina dell’epoca, soprintendenti e storici dell’arte. Uno di loro, che ha i tratti di Giulio Carlo Argan, decreta: non è il Caparra, è Caravaggio.

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E insomma il palazzo è salvo. Come in un incubo, il povero Rocco Commisso ha dovuto assistere alla stessa scena. I terreni acquistati a Bagno a Ripoli avevano tutto per ospitare il nuovo centro sportivo. Un archistar specializzato in cantine, e davvero bravo, aveva progettato un complesso che si sviluppava in parte sotto il livello del suolo, ma come nella migliore tradizione italiana sono stati subito scoperti degli affreschi di epoca etrusca.

Sul luogo è accorso Pessina, autentico incubo di Rocco, e il conflitto tra l’imprenditore americano di idee pratiche e il severo soprintendente è ripreso come nella migliore tradizione della commedia all’italiana. Pessina ha rincarato la dose dicendo che si spende troppo in stadi e troppo poco per la difesa del patrimonio artistico.

Qui le mie due anime sono in conflitto, non mi posso spogliare del mio amore per i colori viola, ma l’arte e la storia fanno parte della mia vita e ne conosco l’importanza. L’ipotesi che ci si siano messi di mezzo i fantasmi degli Etruschi e di Pier Luigi Nervi non è da scartare.

Soluzioni ce ne sono tuttavia. Se per lo stadio un Renzo Piano potrebbe essere la persona giusta, capace di fondere le strutture di Nervi con curve contemporanee, il centro sportivo di Bagno a Ripoli potrebbe comprendere un museo etrusco aperto al pubblico.

L’importante è preservare la bellezza. di Ludwigzaller In copertina: Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman e Tino Buazzelli in Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli (1961).

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