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Il blog di Ludwigzaller - Fabula

Facciamo finta che il virus non esista. E parliamo di calcio...

Facciamo finta che il virus non esista, lo chiede LaViola.it con ragione, questo è un sito sportivo. Parliamo di sport e di Fiorentina come facevano i giovani del Decamerone che per fuggire alla peste prendono alloggio in una villa di campagna e si narrano favole.

Non è mancanza di senso civico ma rispetto dei ruoli. Dio sa quanto ci sia bisogno di distrarsi e pensare ad altro in questa emergenza.

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Fabula era il termine che descriveva anticamente i romanzi. E da un romanzo parto. Siamo a Tangeri, in Marocco, nel 1947.

Da una nave sono appena sbarcati alcuni americani, tra cui Port Moresby, sua moglie Kit e un amico, Tunner, che si propongono di esplorare l’interno del paese. Sono i primi ad arrivare lì dopo la guerra, ma come Tunner osserva, “non siamo turisti ma viaggiatori”.

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È un Marocco diverso da quello di oggi, meta di viaggi organizzati e scenario classico del turismo di massa. L’avventura che avevano sognato prende corpo. Port dopo aver tradito la moglie con una seducente prostituta, si ammala e muore.

Kit resta sola e si perde a sua volta nelle seduzioni erotiche del deserto. Kit e Tunner riuniranno fortunosamente a Tangeri solo alla fine della storia. Commenta Paul Bowles, l’autore del romanzo (Il the nel deserto naturalmente), da cui fu tratto il bel film di Bertolucci: “Tutto accade solo un certo numero di volte.

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Quante volte ricorderemo un certo pomeriggio della nostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di noi che non potremmo nemmeno concepire la nostra vita senza? Forse quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante volte guarderemo sorgere la luna piena?

Forse venti. Eppure tutto sembra senza limiti”.

I lettori mi perdoneranno se il paragone appare irriverente o poco centrato, ma chiedo: quante volte durante questo campionato avete visto giocare alla Fiorentina una partita non dico memorabile ma almeno degna di nota?

Quante volte siamo tornati dallo stadio o abbiamo spento la tv con la consapevolezza che la squadra era sulla strada giusta? Non più di cinque o sei volte, direi. E quasi tutte le gare più belle si sono concentrate nella prima parte del campionato.

Siamo partiti con una sconfitta ingiusta con il Napoli, viziata da un errore arbitrale, di nuovo ci siamo emozionati vedendo in difficoltà la Juve di Sarri e a seguire l’Atalanta. Fino alla serata di San Siro, nella quale abbiamo travolto il Milan.

Erano i tempi in cui Ribery veniva applaudito dai tifosi avversari che gli dedicavano la standing ovation. Da allora in poi non si è visto molto altro, anche se stavamo per pareggiare con la Lazio e abbiamo fermato l’Inter con un’emozionante discesa di Vlahovic.

Certo il Napoli di Gattuso si è fatto irretire dal nostro contropiede, ci è cascato anche Gasperini, ma una volta prese le misure nessuno più ha abboccato alle ingenue trappole di Iachini. Già prima che il virus spengesse l’interesse per le partite, a Firenze non si aveva più gusto al calcio.

Questa è la constatazione da cui prendere le mosse guardando all’anno prossimo. E su questo vorrei sentire altre voci. En attendant Franck.

Quanto alla frase di Bowles, gli eventi ultimi ci suggeriscono di tener bene in mente il consiglio di godere e apprezzare fino in fondo i momenti più belli della vita.

di Ludwigzaller
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