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Il blog di Ludwigzaller: Brera

L’articolo che Gianni Brera dedicava alla prima di campionato era, per tradizione, uno dei più importanti dell’anno. Si apriva con qualche considerazione sociologica sul mondo del pallone, proseguiva con quella che Brera definiva la seduta tecnomantica, e si concludeva con il pronostico ragionato.

Sul piano sociologico dai tempi di Brera molto è cambiato. Negli anni ottanta il campionato italiano era il più ricco del mondo, ci giocavano i migliori del pianeta, da Maradona, a Zico, al, per noi purtroppo semidefunto, ma a suo tempo eccelso, Socrates.

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Oggi come ben sappiamo le cose sono cambiate, i giocatori migliori si possono ammirare in Inghilterra, in Spagna o assistendo a certe partite del campionato francese.

Molti dei campioni che giocano dalle nostre parti sono frutto di complicati scambi triangolari: crescono in remoti luoghi del Sudamerica o in Africa, transitano in Italia o in Spagna fino ad arrivare in in Inghilterra, dove in molti casi falliscono, per cui finiscono per essere riciclati da noi a prezzi ribassati.

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È il calcio dei procuratori, delle terze parti, di giocatori che a transfermarkt valgono due milioni e che hanno un prezzo di riscatto di venti milioni. Che possono rivelarsi grandi, e fare la fortuna di chi li ha ingaggiati, ma anche ritornare tristemente al mittente senza aver mai visto il campo.

Nella seduta tecnomantica, che risparmierò ai lettori, Brera metteva sul tavolo un certo numero di mazzi di carte.

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Le diverse smazzate gli consegnavano una classifica di pura invenzione. Solo a questo punto il Divino Scriba passava a considerazioni serie. Volendone in qualche modo evocare lo Spirito si potrebbe dire che la Juve mostra scricchiolii dovuti all’età dei suoi difensori e alla hybris di Allegri che ha chiesto la testa di Bonucci senza valutarne le conseguenze.

Ancora da capire è il ruolo del Tin-Tin Bernardeschi, che nell’unica apparizione ha dimostrato di non aver limato certi difetti già visti  a Firenze: l’irruenza, una certa predisposizione all’errore, la tecnica non sempre perfetta.

A contrastare la strada della Juve sarà a mio parere il giovane genio Montella, che con cura cartesiana e kantiana ha costruito la sua squadra filosofica. Tutti i giocatori sono stati comprati pensando al ruolo che dovranno svolgere.

Ci sono i facitori di gioco a centrocampo, gli esterni funambolici, e naturalmente il falso nove. Accontentato in tutto, Montella è a una svolta della sua carriera: o diventa uno dei migliori allenatori del mondo o fa un passo indietro.

Non ha cambiato molto il Napoli che è il terzo favorito, con Inter e Roma che sembrano più indietro.

Indecifrabile è infine la nostra amata Fiorentina. Potrebbe fare un campionato mediocre, con rischio di scivolare nelle parti bassi della classifica, o essere la sorpresa.

Pioli ha fatto un passo indietro rispetto al gioco spagnolo, proponendo un calcio più semplice, il cui unico difetto potrebbe essere un eccesso di prudenza. Corvino gli ha consegnato una rosa ricca, anche se il dubbio è che non sia troppo equilibrata.

Qualche centrocampista è destinato a restar fuori, specialmente se si gioca con i due mediani, ed anche per il ruolo del trequartista c’è molta concorrenza. Di contro gli esterni di difesa continuano a non convincere. In attacco poco si sa di Gil, un talento portoghese molto apprezzato in patria, che potrebbe essere un craque o la classica bolla.

Minori dubbi alimentano Chiesa e Simeone, due figli d’arte con un futuro luminoso davanti e qualità indiscutibili. La squadra dello scorso anno era esperta e giocava a memoria, ma talvolta un po’ stancamente e senza voglia. Quella attuale è la più giovane del campionato: dai giovani ci si attende la capacità di sorprendere, l’ambizione, la volontà.

Queste dovranno essere le nostre armi.

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