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Il blog di Ludwigzaller: Anna

Ci sono dei passi del Diario di Anna Frank che amo particolarmente. Non sono quelli a cui pensate. Non mi interessano le sue delicate osservazioni sulla guerra, il destino degli ebrei, la vita nel rifugio in cui la sua famiglia era stata obbligata a vivere per via delle persecuzioni naziste.

In uno di questi passaggi Anna scrive: Fino a quando non avevo undici o dodici anni, non mi rendevo conto che dentro la vagina c'era una seconda serie di labbra, anche se non potevi vederle. Quello che è ancora più divertente è che pensassi che l'urina usciva dalla clitoride.

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Una volta chiesi a mamma che cosa fosse quell'aggeggio diabolico, e lei disse che non lo sapeva. Può davvero fare la stupida quando vuole! ”.

In un altro parla dei suoi genitori: Per una donna innamorata non è facile sapere che lei non occuperà mai il primo posto nel cuore del marito, e la mamma lo sapeva.

Il babbo apprezza la mamma e la ama, non è quel tipo di amore che mi aspetto in un matrimonio”.

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Parla anche di conversazioni e scambi di effusioni con un ragazzo che lei piaceva, Peter, che viveva anche lui nel nascondiglio: Gli ho raccontato tutto sulle ragazze, senza esitare a discutere le questioni più intime.

Ha trovato piuttosto divertente pensare che l'apertura nel corpo di una donna non venisse mai mostrata nelle illustrazioni. Non riusciva a immaginare che fosse effettivamente situata tra le gambe di una donna. La serata si è conclusa con un bacio reciproco, vicino alla bocca”.

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Certo Anna ha scritto frasi più belle e più degne di essere ricordate, come questa, che è stata letta al Franchi prima di Fiorentina-Torino: È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare.

Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte. Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità”.

Ma personalmente preferisco le prime frasi che ho citato, perché provano che Anna Frank era umana, non era una santa, né un modello. Era una ragazzina normale che spiava la sua sessualità, si interrogava sull’amore tra i suoi genitori e non aspettava altro che passare essa stessa all’azione.

Che sognava di diventare una star del cinema o di fare una scorpacciata di cioccolato una volta uscita dal nascondiglio.

Proprio questi passaggi, omessi dal padre quando ha pubblicato il Diario, dimostrano che il documento è autentico.

Ed è la normalità di Anna in primo luogo che mi spinge a chiedere che la sua memoria sia lasciata in pace. Domando quindi gentilmente agli ultras della Lazio di non metterla in berlina questa ragazza che somiglia alle loro figlie, fidanzate e sorelle, raffigurandola con la maglia della Roma indosso.

Suggerisco che si rinunzi anche alle corone di alloro o alle pubbliche letture di brani del Diario negli stadi, specialmente se, come sospetto, lo si fa per motivi formalistici e senza sincerità. Auspico infine che si lasci da parte l’omertà camuffandola, come spesso accade, con una presunta ignoranza circa la sua identità.

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