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Iachini all'esame più importante. Serve il salto di qualità per convincere Rocco

Passione e rapporto con i tifosi ai tempi del distanziamento: un paradosso per Beppe, che si gioca tutto in questo finale

Fosse stato per lui il campionato si sarebbe chiuso così. Perché davanti a un'emergenza come quella che ha attraversato l’Italia e il mondo, parlare di avversari, schemi e formazioni ha davvero poco senso. E poi lui, Beppe Iachini, ha provato sulla sua pelle la paura del coronavirus.

Come molti dei suoi giocatori è risultato positivo alla malattia. Normale allora che per un uomo che ha sempre vissuto di passione, tornare in campo senza tifosi e stando attenti a non stare troppo vicini, appaia quasi come un paradosso.

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Perché in un calcio così di passione può essercene davvero poca e quelle armi che gli hanno consentito di raddrizzare (in parte) il tracollo viola di fine dicembre non possono che essere spuntate, scrive il Corriere Fiorentino.

RENDIMENTO. Beppe Iachini ha sempre fatto del gruppo, dell’agonismo, della grinta e dell’unione ragioni di vita umana e professionale. Solo che adesso dovrà giocarsi l’occasione più importante della sua carriera di allenatore stando attento a non avvicinarsi troppo ai suoi giocatori, a evitare ogni contatto fisico: una specie di punizione da girone dantesco, di legge del contrappasso.

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Altro che avventura da vivere con il massimo trasporto. Eppure, dalla gara contro il Brescia e poi per altre 11 partite, dovrà tornare a sedere sulla panchina che ha sognato per una vita consapevole di doverla difendere con le unghie e con i denti.

A metterlo in discussione anche se in modo indiretto è stato lo stesso Commisso. Lo score di Beppe sulla panchina viola fino a questo momento è molto «normal one»: in 9 partite di campionato ha perso poco (2 sole le sconfitte), ma ha soprattutto pareggiato (4), vincendo in sole tre occasioni per una media di 1,44 punti a partita che non ha portato la Fiorentina oltre il tredicesimo posto occupato attualmente.

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Un rendimento che, nonostante il costoso mercato di gennaio, non ha quindi impresso quel cambio di passo atteso al momento del suo arrivo al posto dell’esonerato Montella, aggiunge il quotidiano. COMMISSO. Certo, gli alibi per Beppe non mancano.

Poco tempo per conoscere e lavorare sulla squadra, e poi il brusco stop che ha interrotto quel processo di crescita che aveva immaginato. La Fiorentina non ha brillato particolarmente sotto il profilo del gioco e Commisso, dopo la scottatura della scorsa estate con la riconferma di Montella, adesso non vuole ripetere l’errore in quella che dovrebbe essere la prima vera stagione da patron della Fiorentina (e senza più l’alibi per essere arrivato all’ultimo).

SI GIOCA LA CONFERMA. Così Beppe è chiamato a sudarsi la panchina della Fiorentina in questo strano (e poco affascinante) mini torneo estivo. Dalla sua ha il pubblico e un affetto che fin dal primo giorno lo ha accompagnato. Stavolta però non basterà solo la grinta.

L’allenatore viola è chiamato al salto di qualità, a dimostrare di puntare anche al bel gioco oltre che al risultato. In fondo la Fiorentina ambiziosa che ha in mente Commisso non può limitarsi a saper stare in campo. Non a caso nel toto nomi sono spuntati in queste settimane anche quelli di Unai Emery e Laurent Blanc: manager, prima che soltanto allenatori.

Riuscirà Iachini a reggere il confronto a distanza? La risposta al momento non è poi così scontata. Dalla sua parte ha il grande rapporto con la squadra, dimostrato dal recupero fisico e mentale di Chiesa, dalla conferma di Castrovilli, dal rilancio di Lirola.

Segnali della sua capacità di unire, di mettere il gruppo davanti alle individualità.

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