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I dirigenti avevano scelto Juric. Iachini destinato all'esonero dal momento della riconferma

In conferenza stampa il direttore sportivo ha parlato anche dell'attuale tecnico dell'Hellas Verona, sedotto e abbandonato in estate dalla Fiorentina

"Se abbiamo preso la decisione di tenere Iachini, è perché tutti abbiamo deciso così". Le parole di Daniele Pradè hanno riportato alla luce l’episodio chiave che ha generato la crisi: la conferma di Beppe Iachini. In realtà, tranne Rocco Commisso, nessuno lo voleva.

Né i dirigenti né parte della squadra. La scelta di Pradè di condividere la responsabilità dell’errore rientra tra le prerogative di un professionista, ma la verità è un’altra. Da mesi i dirigenti avevano voltato pagina. Lo scrive il Corriere dello Sport-Stadio.

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CASTING. Erano i giorni di inizio estate in cui anche Commisso, in genere così generoso di dichiarazioni, dribblava la questione. Pradè e Joe Barone gli avevano presentato un dossier con i candidati. Tra questi, l’allenatore del Verona Ivan Juric, 45 anni, diventato il prescelto per una serie di motivi.

Lavorava bene con i giovani, aveva un gioco propositivo, molto atletico, molto verticale e molto sviluppato sulle fasce. Costava poco ed era allievo di Gian Piero Gasperini. Quanto bastava per aprire un nuovo ciclo e puntare all’Europa con il ritorno del bel calcio.

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Ma nel frattempo, con il suo culto del lavoro, Iachini aveva cominciato a seminare dubbi su Commisso. Così, mentre Pradè e Juric avevano intensificato i rapporti, da New York era calato uno spiazzante silenzio. E la sera del 29 luglio, dopo la vittoria per 4-0 sul Bologna, Rocco ha deciso.

Con una telefonata da New York, il proprietario aveva annunciato la conferma di Iachini. Tra i dirigenti era calato il gelo, nessuno aveva avuto la forza e il peso per ribattere. Pradè, che si era impegnato con Juric, aveva pensato per un attimo alle dimissioni.

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Il conto alla rovescia dell’esonero di Iachini è cominciato da quel momento.

L'epilogo dell'avventura di Iachini era dunque "scritto" dal momento della sua riconferma

Molti giocatori hanno chiesto di andarsene. Il tecnico ha presentato una lista di rinforzi, che non è stata seguita. Neanche José Callejon, nonostante quello che Iachini ha detto alla vigilia della partita con lo Spezia («l’ho chiesto io»), è stata un’idea sua.

La crisi tecnica è la logica conseguenza di questa lunga catena di decisioni. Fino alla svolta di lunedì. All’ultima delle tre telefonate che Iachini ha ricevuto da New York in pochi giorni. Commisso, dispiaciuto, gli ha comunicato l’esonero.

La telefonata è stata cordiale, ma il tecnico ha anche ricordato di come non avesse avuto nessuno dei rinforzi che aveva chiesto, a cominciare dal centravanti. Sapeva di dirlo alla persona che lo aveva confermato con entusiasmo ma anche avallato le scelte dei dirigenti.

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