Genoa crocevia come tante altre volte in passato per la Fiorentina. Con un occhio alle ultime operazioni di mercato
Dalla gara di Genova contro i rossoblu si attendono punti per la Fiorentina. Montella cerca la prima vittoria. E il mercato non è ancora chiuso
E’ un dato di fatto: dopo la conferenza di presentazione di Dalbert molto dell’entusiasmo che aleggiava attorno alla Fiorentina è stato spazzato via dalle parole di Daniele Pradé. Parole, tuttavia. Che in una fase così delicata del mercato devono essere prese con le molle.
Perché qualcosa si sta muovendo, e si muoverà, in entrata.
In uscita, invece, si cercano soluzioni lastminute. Senza, tuttavia, grandi margini. La bocciatura quasi completa della rosa che Montella aveva a disposizione l’anno scorso, e che Pradé si è ritrovato quando si è insediato per il suo secondo mandato da ds viola, non ha facilitato il compito di ricostruzione totale.
Thereau, Eysseric, Cristoforo, Dabo, giusto per fare dei nomi, pesano a bilancio per quasi 6 milioni lordi. E dall’inizio dell’estate la sforbiciata è stata più lenta del previsto, complicando i piani anche per le entrate.
E quando sei costretto ad attendere, poi, capita che non tutto segua il percorso ipotizzato.
Con De Paul, ad esempio, trattativa che non è ancora chiusa al 100%, i tasselli del domino si sono mossi tardi, e adesso i Pozzo, in maniera lecita, hanno tutte le facoltà di tirare ancor più su il prezzo del cartellino dell’argentino.
Idem per Domenico Berardi, col Sassuolo che a pochi giorni dalla chiusura del mercato non lo cede più. Diverso, invece, il caso di Matteo Politano. Perché l’Inter ha cambiato faccia solo negli ultimi giorni dopo aver atteso a lungo gli attaccanti, e perché in ballo c’è anche Rebic.
Se il croato va all’Inter la Fiorentina è vero che pagherebbe Politano forse più del reale valore di mercato, ma con i soldi del passaggio dell’ex viola all’Inter rientrerebbero altri contanti. Di fatto, Politano, verrebbe pagato la metà.
Ecco perché la Fiorentina, se deve strapagare qualcuno, preferisce andare proprio sull’interista. Ma anche qui è un domino, e non è detto che alla fine i tasselli seguano il percorso auspicato.
E mentre Pradé prova a portare a termine le ultime operazioni, con Pedro del Fluminense altro obiettivo sensibile, per Montella è arrivata l’ora di centrare la prima vittoria in Serie A da quando è allenatore della Fiorentina.
Il finale horror dello scorso campionato è ormai acqua passata, ma quando dici Genoa è impossibile non ricordare l’atmosfera di paura che si respirava al Franchi quella sera di fine maggio. La gara col Genoa è di nuovo crocevia, a suo modo, e con pesi specifici diversi.
Nel primo anno di Montella-Pradé fu proprio contro il grifone al Ferraris che arrivò la prima vittoria esterna di quella Fiorentina, l’anno scorso ha permesso ai viola di restare in Serie A e favorito il passaggio di consegne dai Della Valle a Commisso, mentre il ko rimediato da Sousa con Milic esterno alto ha fatto piombare il portoghese sotto una cattiva luce dal quale poi non si è più ripreso.
Giusto per stare al recente passato, senza andare troppo indietro negli anni, perché quel 3-3 di Mutu permise ai viola di andare in Champions proprio per un punto di vantaggio sullo stesso Genoa di Gasperini.
E anche a Marassi ancora spazio ai giovani.
Ma non troppo. Vlahovic è dietro a Boateng a questo giro, ma Castrovilli è decisamente avanti a Benassi. Sottil ancora titolare, con Ribery pronto ad entrare e mettere più minuti nelle gambe. Già perché la Fiorentina ha preso anche Ribery, cosa che adesso pare essere già stata dimenticata.
Servono, e sono attesi, enormi progressi da parte di Milan Badelj, perché molto dell’idea di calcio della Fiorentina di Montella passa anche e soprattutto dalle sue geometrie.
E ok le prospettive, come detto a più riprese dalla dirigenza viola.
Ok che forse c’è più da guardare in ottica futura, con pazienza, ma intanto c’è da fare punti, subito. Per far sì che l’entusiasmo respirato fino a qualche giorno fa non vada disperso.
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