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Fiorentina in Conference League tra entusiasmo e turnover

Viola in campo nel tardo pomeriggio in Svizzera contro il San Gallo a caccia di punti e anche di conferme da chi ha giocato meno

C’è molto di più per la Fiorentina oltre alla partita, la seconda del girone unico di Conference League. Continuità, entusiasmo, equilibrio e mentalità. Scrive la Repubblica. Sono questi i concetti ai quali far riferimento in vista della sfida al San Gallo (oggi, ore 18,45) contro una formazione a metà classifica in Svizzera e che nel primo incontro ne ha presi sei dal Cercle Brugge.

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«Abbiamo molto rispetto per l’avversario - dice alla vigilia Enrico Maaßen, tecnico dei bianco verdi - sarà una partita speciale».

Continuità, una delle parole chiave

La Fiorentina non perde da oltre un mese, 15 settembre a Bergamo contro l’Atalanta. Da quel momento dieci punti in quattro partite, la vittoria all’esordio nel girone di Conference e una fiducia che aumenta sempre più. L’obiettivo adesso è proseguire sullo stesso livello di prestazione anche con una formazione che stasera cambierà molto.

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Biraghi che torna capitano, Kayode titolare insieme a Quarta. E poi Richardson, Ikoné, Sottil e Beltran indicato come sostituto di Gudmundsson. Servirà però anche l’equilibrio tanto amato da Palladino. Equilibrio nella gestione dell’entusiasmo, delle energie fisiche, della rotazione calcolata e delle competizioni aperte.

«Non ascolto e non leggo le critiche - dice il tecnico ripensando specie all’inizio della stagione - Ho la forza di essere assolutamente concentrato sul lavoro, sono in questo mondo da più di vent’anni e so come funziona. Ho un grande equilibrio anche se nel calcio questa parola non esiste: si passa da un eccesso all’altro troppo facilmente.

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Era soltanto questione di risultati e di tempo: dobbiamo continuare con la massima umiltà». L’esperienza e la mentalità contano, eccome. Dunque SanGallo come una tappa che racconterà molto di quanto siano affidabili quei giocatori finora schierati meno e chiamati a dare il loro contributo nel momento in cui non disperdere quanto di buono seminato (e in parte già raccolto) nel corso dell’ultimo mese.

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