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Federico Chiesa: "Davide è sempre con noi. Sousa il mio padre calcistico, Pioli mi ha fatto capire dove migliorare". E sul fratello..

Il talento viola ricorda il suo rapporto con Davide Astori e cosa era per tutti loro. L'allenatore portoghese è stato il primo a credere il lui

Nella lunga e interessante intervista al Corriere dello Sport Stadio, Federico Chiesa ha ricordato l'abbraccio con fratello Lorenzo al Franchi dopo il gol alla Spal, della fiducia che Paulo Sousa ha avuto in lui e cosa ha significato e cosa significa tutti giorni per loro Davide Astori.

L’immagine dell’abbraccio con Lorenzo, il piccolo Chiesa, ha fatto il giro del web: che cosa vi siete detti? «In realtà lui mi ha detto solo “Grande Fede”. Prima della gara, però, parlando con mio padre, ci avevamo quasi scherzato su, sapendo che a bordo campo ci sarebbe stato lui.

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“Se segni, vallo ad abbracciare” mi aveva detto. Quella cosa mi era rimasta dentro e l’ho fatta davvero». Lei lo ha mai fatto il raccattapalle? «Sì, con la Fiorentina e anche quando mio babbo giocava a Figline. Ricordo ancora il suo gol in un derby contro la Sangiovannese: lui segnò e corse verso di me.

Diciamo che… è una questione di famiglia». Alla prima partita giocata, allo Stadium, quasi non volevano farla rientrare nello spogliatoio: adesso invece la riconoscono tutti. «Quello è stato un episodio divertente, figuriamoci che mi scusai persino.

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Non ci feci nemmeno troppo caso, tanta era l’emozione». Paulo Sousa è stato il suo primo allenatore da professionista: quale il consiglio che non dimenticherà mai? «Da lui ho imparato tantissimo, resterà il mio padre calcistico.

Ha avuto un gran coraggio, ha intravisto in me quel qualcosa in più che lo ha convinto a lanciarmi. E non mi ha mai fatto mancare la fiducia: in fondo avevo poco più di 18 anni». E quello di Pioli? «Mi ha fatto capire fin dall’inizio dove migliorare, in fatto di scelte e ci stiamo lavorando ancora.

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Nell’arco dei 90 minuti, basta anche solo una palla per vincere 1-0 e la scelta che fai in quel momento può diventare la più importante». Il legame di sangue tra Firenze e la Fiorentina ormai è un marchio. E’ questa la strada indicata da Astori?

«Davide per tutti noi era IL capitano, uno da 110 e lode in campo e fuori. Legava tutto lo spogliatoio. Quando arrivò Hugo in ritiro, nonostante non parlasse una parola d’italiano, era lui, a gesti, a fargli capire che cosa chiedeva l’allenatore, così come con i francesi.

Ogni volta che arrivava un nuovo giocatore, dopo essere stato aggiunto alla nostra chat su Whastapp, era sempre suo il primo messaggio con scritto, “Ciao, benvenuto”. Quando io sono entrato per la prima volta al centro sportivo, ricordo ancora che c’erano lui e Bernardeschi.

Fu Davide il primo a salutarmi. A tavola, ho sempre avuto il posto accanto al suo perché lui mi fece sedere lì. Quel posto lì è rimasto il suo: Davide è sempre con noi».

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