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Da esterno e nove con Montella a terzino con Iachini. Con carenze e limiti diversi ma costanti. Chiesa, il ruolo è sempre più un rebus

Da esterno d’attacco e nove con Montella a terzino con Iachini. Con carenze e limiti diversi ma costanti. Chiesa, il ruolo è sempre più un rebus

PREMESSE NON RISPETTATE. Quando Commisso sbarcò in Italia blindando Federico Chiesa dicendo no ad una bozza d’accordo per 50 milioni più Demiral e il prestito di Spinazzola (accordo mai confermato ufficialmente) con la Juventus, il 25 viola era reduce da una stagione comunque positiva e da un Europeo con l’Under 21 da assoluto protagonista.

In che ruolo? Con la Nazionale giocava da esterno alto a sinistra. Con Mancini nell’Italia maggiore esterno d’attacco a destra. Come con Montella e Pioli alla Fiorentina. SVALUTATION. “Avete visto Chiesa con l’Italia? Neanche per 100 milioni lo venderei”, disse RoccoCommisso dopo una delle tante ottime prestazioni con la maglia azzurra di quello che non voleva divenisse il suo Baggio.

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Dinanzi, in quei giorni, due strade: una valutazione in crescendo, magari con una stagione ancor più importante, o una svalutazione. Qualcuno la pulce nell’orecchio la mise anche al patron viola, che disse: “qualcuno mi ha detto se potesse aver senso tenere un giocatore con il rischio che crolli il suo prezzo”.

Cosa che non si è verificata del tutto. Ma in parte sì. REBUS RUOLO. Tra mugugni e silenzi Chiesa ha iniziato la stagione da esterno alto, destra o sinistra che fosse, nel 4-3-3 con cui Montella iniziò il campionato. Per quanto lo stesso aeroplanino più volte avesse esplicitamente chiesto a Chiesa più cattiveria sotto porta e più gol.

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Poi la virata tattica col passaggio al 3-5-2 col tandem Chiesa-Ribery davanti. Buone le prime risposte. Poi il ko del numero 7, e i soliti troppi errori sotto porta dello stesso Chiesa senza fare quel salto di qualità che era chiamato a fare.

Con l'arrivo di Iachini ha continuato a fare l'attaccante nel 3-5-2. E col ritorno di Ribery è stato riportato sulla corsia esterna d'attacco prima, senza grandi risultati, finendo poi col fare l'esterno a tutta fascia col ritorno al 3-5-2 con compiti più da terzino (come a Roma) con frequenti spaesamenti tattici.

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E a domanda su dove Chiesa possa rendere al meglio, dopo un’altra stagione, non vi è risposta. FUTURO. Non che i sorrisi fossero abbondati da attaccante, così come gli otto in pagella. Solo a Lecce contro i giallorossi Chiesa è tornato ad essere decisivo dalla corsia con gol e assist, anche se con compiti di spinta piuttosto che di copertura.

A Roma, invece, era chiamato al compito di limitare Spinazzola, finendo più volte nel mirino dei richiami con urla annesse di Iachini per letture tattiche errate. E come destinatario delle sbracciate di Milenkovic che in fase di ripartenza non trovava mai Chiesa stesso a dargli mano sulla fascia.

Fino all’uscita dal campo nella ripresa tutt’altro che tra i sorrisi. Leitmotiv che ha accompagnato tutta l’annata di Chiesa. Poco male. Se non fosse che la valutazione di Chiesa continua a calare. E gli estimatori, anziché scannarsi per provare a portarlo via dalla Fiorentina, stanno facendo retromarcia continuando sì a monitorare la situazione, ma con minor bramosia.

E il contratto in scadenza tra due anni non pone di certo la Fiorentina in una posizione di forza. Anche perché dove Chiesa possa rendere al meglio ancora non lo ha capito nessuno. E quando sono più i difetti e i limiti che i pregi e le qualità è difficile poter strappare valanghe di milioni a eventuali compratori.

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