ESCLUSIVA VI.IT - Santiago Silva: "Simeone può far bene accanto a un'altra punta. Sarei voluto rimanere ma..."
Le parole dell'attaccante uruguaiano sulla sua esperienza in viola e sul Cholito.
A Firenze deluse le aspettative segnando un solo gol su rigore contro la Roma, mentre in Sudamerica è attualmente l'attaccante in attività più prolifico del campionato argentino, oltre ad aver battuto il record di gol del connazionale, el Principe Enzo Francescoli, nel medesimo campionato.
L'attuale attaccante del Gimnasia y Esgrima de la Plata, Santiago Silva, per tutti el Tanque, si è concesso in esclusiva ai nostri microfoni: Come sta andando la tua avventura al Gimnasia? "Sta andando molto bene, sono contento per il campionato che stiamo facendo.
Inoltre abbiamo raggiunto le semifinali della Copa Argentina, e il 28 novembre affronteremo il River Plate. Voglio continuare a crescere con questo club". La Fiorentina nell'ultima giornata di campionato ha pareggiato contro la Roma, lo stesso avversario al quale segnasti l'unica rete della tua parentesi italiana.
Che ricordi hai di quella partita? "Mi è piaciuto molto giocare in Italia. Quella partita l'abbiamo vinta 3-0 e io ho segnato su rigore. E' stata una partita molto speciale perché ho segnato la mia prima rete. Mi dispiace molto per non essere rimasto perché Firenze mi piaceva tanto.
Sono dovuto tornare in Argentina, al Boca Juniors, perché avevo alcuni problemi personali. Avrei voluto tanto continuare in Italia, alla Fiorentina o in un altro club. Avevo tre anni di contratto ma per problemi familiari sono dovuto tornare qua".
Quali difficoltà hai incontrato nel calcio italiano che ti hanno impedito di segnare come in Argentina? "Mi è mancato un 'socio', un compagno in attacco che potesse far coppia con me. Quando ero alla Fiorentina il clima che si respirava nello spogliatoio non era molto buono.
Mi è mancata la fortuna, perché qui in Argentina ho segnato tanti gol mentre in Italia non ho potuto segnare come volevo. I primi sei mesi sono i più difficili per l'adattamento e in più avevo un problema familiare. Poi è arrivato Delio Rossi, un allenatore particolare, e a lui non piaceva il mio modo di giocare.
A me non piaceva il suo modo di rapportarsi con i giocatori, poi ha avuto anche un problema con Ljajić... Con Mihajlovic era diverso: un allenatore molto tattico, che lavorava in maniera differente e parlava con i giocatori".
Segui ancora il campionato italiano e che ne pensi di questa Fiorentina? "Si, seguo ancora il calcio italiano. La Fiorentina ha cambiato molti giocatori e ci sono tanti giovani. Dopo che me ne sono andato io se ne sono andati via in tanti, non ci rimase quasi nessuno dei miei compagni e questo significa che nello spogliatoio qualcosa non andava.
Ora sta giocando Simeone, con il quale io ho giocato nel Banfield. E' un'eccellente persona e un gran giocatore". Proprio Simeone che in questo momento non sta vivendo un buon momento... "Nel Banfield giocavamo quasi sempre insieme.
Si vedeva che era un giovane con molto futuro. Mi piace molto giocare con due centravanti perché almeno possiamo aiutarci. Questo a maggior ragione in una squadra poco associata, in cui ci sono difficoltà nel gioco e nella manovra.
Quando una squadra fa fatica a segnare la cosa migliore è giocare con una coppia di attaccanti perché uno lavora per l'altro. Quando invece si gioca con una sola punta e due esterni, questi ultimi sono costretti a fare un lavoro molto più dispendioso per fargli arrivare un pallone".
Che ricordi hai di Simeone al Banfield? "Parlavo molto con lui. Me lo ricordo potente fisicamente e veloce. Doveva migliorare un po' nel controllo della palla. Quell'anno crebbe molto e si capiva che sarebbe andato a giocare in un club importante.
Oggi è alla Fiorentina e anche se in questo momento fatica a segnare rimane una grande promessa. Ricordo che quando ero alla Fiorentina e non riuscivo a fare gol cercavo di dare tutto per il bene della squadra, senza avere il pensiero fisso.
Parlavo molto con Gilardino, un grande bomber. Cercavo di fare il meglio negli allenamenti, ma poi questo non si è visto in campo. Un peccato perché mi sarebbe piaciuto tanto". L'Italia? "Mia moglie mi chiede sempre perché ce ne siamo andati.
A lei piace moltissimo ma poi ha compreso questo problema familiare che avevo. Io credo che l'Italia sia il Paese più bello al mondo. Sono stato a Milano, Verona, Roma e Firenze, e conto di tornarci". Futuro? "Fisicamente mi sento ancora bene e penso di continuare a giocare per uno o due anni, non lo so di preciso.
Ho iniziato un corso da allenatore e mi manca un anno per completarlo. Non sono sicuro di voler fare l'allenatore in futuro, magari l'agente o comunque qualcosa legato al calcio".


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