Edimilson Fernandes felice: "Fiorentina, ti devo un gol per mio figlio"
Il centrocampista viola è diventato padre del piccolo Kayden. Su questa Fiorentina è convinto che può raggiungere l'Europa ma serve cambiare marcia
Negli occhi si scorge un velo di tristezza. «Ho provato una fitta al cuore quando ho dovuto lasciare mia moglie Nadia e il mio bambino appena nato». Edimilson Fernandes sospira. È appena arrivato con un volo dalla Svizzera. Come riporta La Gazzetta dello Sport, giovedì notte, in una clinica di Losanna, è arrivato il primogenito Kayden.
«Farà il calciatore», dice con tono deciso. Intanto domani a Bologna vorrebbe festeggiare nel migliore dei modi questo momento magico della sua vita. «Vorrei segnare il mio primo gol con la Fiorentina e dedicarlo a mia moglie e a Kayden.
I miei due grandi amori». Pippo Inzaghi è avvertito. Lui e il suo Bologna avranno un pericolo inatteso in più. Fernandes è una delle «invenzioni» estive di Pantaleo Corvino. Acquistato in prestito oneroso dal West Ham (quasi un milione di euro) con diritto di riscatto a otto milioni e mezzo.
Cifre importanti, ma stiamo parlando di un talento vero. E tra l’altro di un nazionale svizzero, autore di due assist nell’ultimo impegno dei rossocrociati contro il Belgio in Nations League. Fernandes non vuole parlare del futuro: «Il riscatto?
Non è questo il momento giusto per immaginare dove giocherò il prossimo anno». C’è un presente tutto da vivere. «Questa Fiorentina – spiega convinto - può riprendersi il suo ruolo in Europa. Possiamo puntare in alto, diciamo tra il quinto e il settimo posto.
Dobbiamo, però, migliorare la nostra marcia». Come? «Dobbiamo sicuramente crescere a livello realizzativo. Niente di impossibile visto il valore di attaccanti come Simeone, Chiesa, Pjaca. Sto parlando di tre nazionali, di tre giocatori di valore assoluto».
Serve un cambio di ritmo dopo tanti pareggi. «Non conosco il valore dei nostri prossimi avversari. Ma noi dobbiamo andare a Bologna e vincere, senza farci troppe domande. Siamo la squadra più giovane del campionato. Abbiamo bisogno di ritrovare entusiasmo».
Il campione che più ammira? «Sicuramente Messi». E il suo modello di centrocampista? «Mi ispiro da sempre a Pogba. Il francese è un vero fenomeno. Come lui sono un “numero otto”. Una mezzala che cerca di garantire corsa, qualità e magari anche assist e gol.
Nella Fiorentina sono in ritardo. Non sono ancora riuscito a piazzare un colpo decisivo. Ma il campionato è lungo». Il giocatore di Serie A che più l’ha impressionata? «Nainggolan. È una forza della natura. E, da innamorato del pallone, la squadra che mi diverte di più in assoluto è il Barcellona.
Messi e compagni non tradiscono mai». Il suo rapporto con Pioli? «Non ho mai avuto un allenatore come lui. È una persona gentile nei modi ma, quando serve, sa anche alzare la voce. In questi mesi con la Fiorentina grazie a Pioli ho imparato tante cose dal punto di vista tattico.
Ora mi sento più completo. Quando ero nel West Ham c’era meno attenzione al modo di stare in campo». Pioli l’ha utilizzata da play di centrocampo e da mezzala: quale posizione preferisce? «Quello che decide il tecnico a me va sempre bene.
Anche se, naturalmente, ho bisogno di tempo per imparare al meglio a muovermi in una posizione che non mi è abituale». La Fiorentina ha tanti centrocampisti goleador. «Benassi ha tempi di inserimento ottimi. E ha la grinta giusta in zona gol.
Quanto a Veretout, lui è implacabile dal dischetto ed è anche molto forte sui calci piazzati. In effetti manco solamente io all’appello». Come si trova dentro il gruppo viola? «Ho qualche problema ancora con la lingua. Capisco l’italiano, ma fatico a parlarlo.
Frequento soprattutto Lafont e Dabo. Da buon svizzero-francese, con loro non ho problemi a farmi capire». Cosa le piace di Firenze? «Visitare il centro storico è una vera magia. Si respira qualcosa di speciale in ogni angolo.
Ma anche Londra era molto bella». Presto passeggerà intorno al Ponte Vecchio insieme alla signora Nadia e al piccolo Kayden... «Il pallone è una parte importante della mia vita, ma lasciare il mio bambino appena nato è stato doloroso.
Ora che sono padre le responsabilità aumentano. Non vedo l’ora di portarlo allo stadio a vedermi giocare. Ci vorrà del tempo, ma so aspettare». Tranquillo, caro Fernandes i figli crescono in un lampo.



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