È (di nuovo) l'ora di Rocco. La scelta è sua: Iachini, Sarri o Spalletti. No a Mazzarri
Massimo Basile fa il punto della situazione sulle pagine del Corriere dello Sport. Commisso deve decidere se confermare Iachini o virare su un top della categoria
Il destino di Beppe Iachini è segnato. Non da ieri, ma dalla sera del 29 luglio quando il presidente Rocco Commisso chiamò i dirigenti della Fiorentina per comunicare la conferma del tecnico. La squadra aveva appena travolto il Bologna 4-0, Chiesa segnato quella che sarebbe rimasta l’unica tripletta in viola.
Joe Barone e Daniele Pradé, dopo un casting europeo, avevano stilato una lista ristretta di candidati a cui affidare il rilancio. Colpito dall’attaccamento mostrato dai giocatori verso il tecnico, e dai risultati, Commisso aveva cestinato tutto.
Lì la clessidra ha cominciato il suo conto alla rovescia.
IL GELO. Ottantadue giorni dopo, la scelta del presidente ha mostrato le sue prevedibili crepe: la squadra è senza gioco, scollata, Duncan è sparito, Cutrone semi scomparso, la rosa si è svalutata, Chiesa è andato via, altri hanno chiesto la cessione.
I giocatori si erano legati a Iachini perché arrivato a metà di una stagione difficile. La conferma, però, avrebbe raffreddato gli entusiasmi di una parte consistente dello spogliatoio. La partita con lo Spezia può rappresentare lo spartiacque per Iachini.
Come beffa è arrivata proprio dopo la migliore partenza della Fiorentina da molti anni: due gol nei primi quattro minuti di partita. Da quel momento la squadra si è fermata, hanno giocato tutti palla indietro, spalle alla porta, e lo Spezia, incredulo, si è riversato nella metà campo viola, riaprendo la partita.
IL CONFRONTO.
Già domenica sera c’è stato un confronto tra i dirigenti e Commisso. Gli sono state prospettate due soluzioni su cui lavorare subito: Maurizio Sarri e Luciano Spalletti. Walter Mazzarri, nome circolato ieri, non è stato preso in considerazione.
Sarri sarebbe stato sondato già al tempo della trattativa per il passaggio di Chiesa alla Juventus. Gli avrebbero chiesto dell’ipotesi Roma, ma Sarri avrebbe risposto che non sarebbe andato nella Capitale, se avessero scelto come dirigente Fabio Paratici.
L’ipotesi Fiorentina lo affascina, ma oltre al peso di un contratto da più di 5 milioni a stagione, c’è l’incognita di come potrebbe lavorare con Pradè. Spalletti è un vecchio pallino del diesse, ma anche qui ci sarebbero alcuni spigoli: il tecnico ha ancora garantiti 400 mila euro netti al mese fino a giugno.
Ma quando disse no a gennaio alla Fiorentina, era convinto di trovare una proposta di una big europea. Il sogno era andare nella Premier League. In questo momento nel calcio europeo tutte le caselle sono occupate, l’unica che può liberarsi è quella di una società acquisita dall’uomo più ricco del calcio italiano, Commisso, la cui potenza di fuoco non è stata ancora espressa in pieno.
I dirigenti gli hanno prospettato la possibilità di dare un segnale forte. Il momento è ora. Rocco vuole pensarci bene ma come tutti i super ricchi è molto attento ai suoi soldi. Pesa l’idea di accollarsi un terzo allenatore, dopo Vincenzo Montella e Iachini, e ammettere di essersi sbagliato.
Lo spogliatoio, però, non sarebbe schierato in modo granitico con il tecnico. Il «che c… vuoi» urlato da Christian Biraghi al vice allenatore, Giuseppe Carillo, sarebbe solo la punta dell’iceberg di un malessere più diffuso, che coinvolge anche la società: alla dirigenza non sarebbe piaciuto il modo in cui Iachini ha gestito il caso Chiesa, dall’affidamento della fascia da capitano nell’ultima partita, al fatto di essersi limitato a ringraziarlo per la telefonata d’addio, senza chiedergli di lasciare un messaggio pubblico rivolto ai tifosi.
E con il dettaglio che il giocatore non ha neanche salutato il presidente, che nell’ultimo anno gli aveva teso la mano. Particolari di una storia arrivata al bivio, sapendo che la decisione, come ottantadue giorni fa, spetterà di nuovo a Commisso.
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