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Dunga: "Iachini detonatore di entusiasmo. Pedro diventerà un grande. Igor..."

L'ex campione della Fiorentina racconta la sua opera di distribuzione di cibo ai bisognosi in Brasile. Poi parla dei viola.

Carlos Dunga, ex campione della Fiorentina, ha parlato al Corriere dello Sport della sua iniziativa di consegnare pasti ai bisognosi in Brasile: «A dire il vero è una cosa che faccio da tantissimi anni, più o meno una ventina.

Il tutto insieme a degli amici. Ho sfruttato le mie amicizie con proprietari di supermercati o di negozi e ho sempre cercato di dare il mio contributo, soprattutto in istituti per anziani e per bambini. Oggi però è diverso ed è per questo che ho lanciato una sfida».

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In che senso? «Con la pandemia da Coronavirus, qui in Brasile, il lavoro scarseggia più che mai. Qui il governatore ha dato l’ordine di chiudere tutto. Giusto, per carità. Il fatto è che si sarebbe dovuto interrompere il pagamento delle tasse.

E invece no. E così la gente, che spesso si alza al mattino per mettere insieme il necessario per cenare, non ha più niente. Per questo ho sfidato un po’ tutti a raccogliere alimenti da poter dare a chi ne ha bisogno, perché il numero di coloro che non ce la fa cresce sempre di più.

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Siamo arrivati a 10 tonnellate tra frutta, verdura, legumi e tutto quello che può servire. Col nostro furgoncino facciamo in modo che arrivino a chiunque servano».

PEDRO. Poca pazienza da parte della Fiorentina? «Più che poca pazienza, direi che ogni nuovo giocatore deve sempre essere posizionato in quella che è la sua zona di campo di pertinenza.

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Io sono convinto che ogni calciatore, quando cambia club, debba studiare a menadito la realtà in cui andrà a calarsi. Per esempio, in Italia, le marcature sono diverse, serve maggiore concentrazione rispetto al Brasile. Pedro è un attaccante fortissimo nel gioco aereo, ha fiuto per il gol, spesso se lo inventa quando meno te lo aspetti, ma non puoi metterlo dove vuoi te, perché poi non incide.

E se non incide non va bene».

DIRITTO DI CONTRO-RISCATTO DELLA FIORENTINA. «Pedro diventerà un grande attaccante. Non dimentichiamoci che è reduce da un grave infortunio al ginocchio. E’ passato un anno e mezzo dal suo lungo stop, ma non si tratta di un’eternità.

Verrà fuori, hanno fatto bene».  

IGOR. «E’ un giocatore molto giovane. In quella posizione i brasiliani come lui sanno sfruttare molto bene la loro tecnica, ma per emergere in Italia e per provare a sognare una chiamata in Seleçao non basta, devi saper fare la differenza.

Se, nel momento di maggiore difficoltà, quando sentirà piovere addosso critiche di ogni tipo, riuscirà a tirare su la testa non lasciandosi schiacciare da niente, potrà ambire ai traguardi più importanti. Esattamente come Dalbert (che però è in prestito dall’Inter, ndr)».

IACHINI. «Sono molto contento per Beppe. Non l’ho sentito recentemente, ma ricordo la grinta che metteva in campo da giocatore e quella stessa determinazione l’ho vista sempre nelle sue squadre». Che ricordo si porta dietro di quegli anni?

«Uno su tutti. Le difficoltà che avevamo in campionato, parlo della stagione ’89-’90, e il percorso fino alla finale in Coppa Uefa, capace di trascinare la gente sulle ali dell’entusiasmo. Mi ricordo le trasferte estere fatte in quella edizione.

Ecco: la simbiosi di Firenze con la sua squadra può essere ancora una volta il valore aggiunto anche per un allenatore come Iachini, che cura tutti i dettagli».  

PULGAR. Ha le caratteristiche giuste per la regia? «Sì. Ma in quella posizione, le tue qualità contano relativamente.

Serve piuttosto che chi sta lì studi alla perfezione le caratteristiche dei compagni, in modo da sfruttarle al momento giusto. Se c’è chi scatta in profondità, devi essere capace di mettergli la palla sul piede e ricordarti sempre che non sarai mai stato bravo te, ma lui a farsi trovare esattamente in quel punto».

BEPPE E ROCCO. Iachini, secondo lei, può essere l’uomo giusto per riportare un trofeo a Firenze? «Glielo auguro, a lui e alla Fiorentina. Perché Beppe può diventare il detonatore dell’entusiasmo della gente che quanto a calore non ha rivali».

Un giudizio suol nuovo presidente Commisso? «Non ho ancora avuto modo di conoscerlo, ma il suo entusiasmo ben si sposa con quello di Firenze»

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