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‘Donnarumma di Francia’ vs quello d’Italia, un girone dopo. Tra errori e una crescita incerta

All’andata Lafont fu assoluto protagonista. Ma il suo percorso di crescita non convince del tutto. E sul futuro…

Quando la Fiorentina lo prese dal Tolosa per poco meno di 9 milioni di euro, Alban Lafont veniva da molti soprannominato il ‘Donnarumma di Francia’. In Italia, ma anche in patria, dove nonostante la sua carta d’identità dicesse 1999, aveva già collezionato oltre 100 presenze nella massima serie.

E dire che fino a 14 anni faceva l’attaccante. Ma quando venne schierato, per caso, in porta, parò due calci di rigore e da quei pali non si è più mosso. Acerbo nello stile ma dotato di grandi riflessi, e stabilmente nel giro delle nazionali giovanili della Francia.

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Arrivava con queste premesse, Lafont, che però con il passare delle partite non è cresciuto poi così tanto, anzi. Le lacune che aveva ad inizio stagione, come le uscite, le respinte, e tutto ciò che fa parte della tecnica di un estremo difensore, sono ancora punti deboli del francese.

Che all’andata, a San Siro, di fronte al Donnarumma quello vero, andò benissimo (LEGGI QUI) salvo però poi incappare in un 2019 senza grandi progressi. Tanto che le grandi prestazioni, quelle che portano punti per intendersi, si possono contare sulle dita di una mano.

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Fino alla topica contro l’Atalanta in Coppa Italia. Per arrivare alla gara che lo ha messo faccia a faccia con Bartlomej Dragowski che per lasciargli il posto da titolare alla Fiorentina è andato a giocare a Empoli sollevando ulteriori dubbi.

Una delle domande più ricorrenti è proprio legata al numero uno della Fiorentina che verrà per la prossima stagione. Giusto rinnovare la fiducia a Lafont quando Dragowski (di proprietà della Fiorentina) sta dimostrando di essere un portiere affidabile?

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Dà garanzie il francese per una squadra che almeno a parole l‘anno prossimo dovrà tornare a lottare per l’Europa?

Molti riportano alla mente i progressi di Norberto Neto. Anche il brasiliano, infatti, era stato forse troppo precocemente bocciato dai più per i suoi frequenti errori.

Salvo poi far ricredere molti dinanzi ad una crescita che contribuì proprio a Montella di raggiungere due semifinali ed una finale di Coppa nel precedente ciclo a Firenze.

Fin qui Montella lo ha difeso. Anche dopo l’errore di Bergamo che è costato alla Fiorentina l’eliminazione dalla Coppa Italia.

Assieme agli errori di Veretout e Benassi sotto porta, e Ceccherini sul Papu, sia chiaro. Ma sempre errore, e grave, è stato, quello del francese. Su cui la Fiorentina ha puntato, facendo un grosso investimento, ma sulla cui crescita resta ancora un grande punto interrogativo.

Aspettarlo?

Cambiare rotta? Puntare su Dragowski? Dare via il francese? La sua valutazione, per lo meno, è aumentata. Secondo il Cies, in un rapporto uscito ieri, vale già oltre i 25 milioni di euro. Elemento non secondario che potrebbe permettere, in caso di cambi di rotta, a fare scelte più a cuor leggero senza dover fare i conti con minusvalenze.

Una cosa è certa: ripartire con un punto interrogativo tra i pali, uno dei ruoli cardine per una squadra di calcio, non è proprio una grande idea.

Così come non pare ideale ripartire con Lafont e Dragowski assieme. Lo dice la storia del calcio: serve un numero uno, ed un numero dodici. Uno giovane, ed uno di esperienza, pronto. Come accaduto a Roma con Mirante che ha rilevato Olsen nel momento in cui lo svedese non dava più garanzie.

Inoltre su Dragowski, se tornerà a Firenze (cosa certa in caso di retrocessione dell’Empoli), la Fiorentina dovrà fare delle valutazioni definitive. Il polacco non può più attendere. O la Fiorentina crede in lui, oppure lo deve lasciar partire.

Un girone dopo, insomma, il ‘Donnarumma di Francia’ non ha ancora spiccato il volo.

Se sarà in grado di farlo, o meno, lo dirà il tempo. Se a Firenze o meno, toccherà a Montella e dirigenza viola deciderlo.

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