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Dal Pino: “Senza pubblico? Si rischia il collasso. Legge per gli stadi fondamentale"

Il presidente della Lega di Serie A ha parlato dei tanti temi legati al campionato italiano, compreso quello dei tamponi: "Ad oggi se ne fanno troppi"

"L'approvazione della legge sugli stadi in discussione domani alla Camera è un passaggio fondamentale e non più rimandabile per rilanciare il nostro calcio. Al più presto servono stadi adeguati, altrimenti è difficile competere con il resto d'Europa e la legge in corso serve a snellire la burocrazia".

È l’opinione del presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino, al termine dell'assemblea svoltasi oggi all'Hotel Hilton di Milano. "Possiamo essere moltiplicatori di Pil e dobbiamo essere messi nelle condizioni di farlo, specie in questi momenti in cui servono forti investimenti nel nostro Paese - ha aggiunto nelle dichiarazioni riprese dal Corriere dello Sport -.

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È uno dei punti di base anche del discorso media company, perché se fai buoni contenuti media in stadi non adeguati è difficile competere”. RISCHIO COLLASSO. "La prima cosa è la salute, ma facciamo le cose per bene perché questo sistema rischia di collassare.

Togliere la possibilità di avere fatturato dalla vendita dei biglietti per le nostre squadre è un elemento dirompente. Bisogna essere prudenti e fare cose giuste - ha aggiunto -. In uno stadio da 80.000 persone si possono fare entrare un numero limitato di persone se gestito bene, non capisco perché non possa essere fatto.

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Non capisco perché nelle amichevoli si possono far entrare fino a 1000 persone, mentre adesso inizia il campionato e i tifosi non possono entrare". TROPPI TAMPONI. "Oggi i nostri calciatori fanno un tampone ogni quattro giorni ed è una misura che andava bene per il finale dello scorso campionato, quando si giocavano due partite la settimana.

Con una gara ogni sette giorni cambia lo scenario. Abbiamo chiesto che sia obbligatorio un esame ogni sette giorni anziché quattro, anche perché il costo è elevato e il controllo che mettiamo in piedi è di alto livello". MEDIA COMPANY.

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"Ora ci sono alcuni passi da fare, approfondiremo le due proposte delle cordate per la media company perché ci sono alcuni dettagli da verificare. Se non andasse in porto la trattativa, l'unica soluzione resta la media company, indipendentemente dalla presenza dei fondi, ma sarebbe solo l'ultima istanza.

La Lega ha lavorato per anni con intermediari, ma è ora che il valore resti in casa - ha aggiunto -. Unanimità? Non sono io che ho convinto nessuno, sono loro che si sono convinti nel cammino. Difficile che qualcuno remi contro l'interesse complessivo, non abbiamo visioni diverse sul futuro.

Bando per i diritti tv? Lo faremo comunque, ci sono i tempi e incastreremo tutto".

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