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Corvino cerca di spiegare e difendere il suo operato. Attacchiamoci al "poter comprare senza vendere"

Come da prassi assodata, il giorno dopo la chiusura del mercato Pantaleo Corvino ha parlato alla stampa. Lo ha fatto ieri a margine della presentazione di Bryan Dabo e Diego Falcinelli. Un Corvino stanco, in difficoltà che cerca di giustificare e difendere il proprio operato di questa sua seconda esperienza a Firenze.

Un direttore che ammette di aver sbagliato qualcosa sia a livello tecnico sia a livello comunicativo ma che non perde l’occasione di tirare fuori gli artigli del vecchio uomo di calcio quando viene attaccata la Fiorentina come società.

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Insomma, ieri è andato in scena il Corvino show, dove ha sostenuto la sua verità.

Al di là degli errori che sono stati fatti e che sono sotto gli occhi di tutti ciò che offre speranza è quel passaggio in cui dice che da oggi in poi non ci sarà più bisogno di vendere per comprare.

Sarà interessante e curioso capire come una società in autofinanziamento duro e puro possa permettersi acquisti di giocatori con un cartellino piuttosto importante senza prima avere a disposizione denaro fresco. Lo diciamo senza ironia, sia chiaro.

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Semplicemente è un passaggio chiave che in questo momento ci sfugge. Siamo certi che la dirigenza viola ce lo chiarirà con il proprio operato nel mercato estivo.

Da questa finestra di mercato che si è appena conclusa non sono arrivati chissà quali rinforzi.

Non che la rosa sia stata indebolita, per carità, ma nemmeno che abbia fatto chissà quale salto in avanti. Vedremo nei mesi a seguire cosa potranno dare gli innesti.

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Intanto da parte della proprietà prosegue un silenzio assordante.

Scontato che Diego e Andrea Della Valle non siano per niente contenti di questa situazione. Tutti sono sotto esame ma gli unici che possono riportare la barra al centro sono loro. Sono loro i principali artefici del futuro della Fiorentina.

Fosse con la vendita o un ritorno all’impegno diretto di uno dei due fratelli nelle vicende di casa viola. Il calcio non è un’azienda come le altre. Non può esserlo. Non ci possono essere solo numeri e freddi conti da tenere sott’occhio.

Passione, emozione, sogno, sono questi gli ingredienti che insieme a una gestione oculata fanno stare attaccati i tifosi ai propri colori. Ecco perché da loro deve arrivare un segnale preciso. Con il silenzio si corre il rischio di un tutti contro tutti.

Molto pericoloso. Questa è una situazione di stallo che fa male. La corda non si può più tirare.

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