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Corvino: "Avevo detto a Castrovilli che sarebbe arrivato in Nazionale. Chiesa..."

L'ex ds viola torna a parlare del suo passato alla Fiorentina

L'ex direttore della Fiorentina Pantaleo Corvino ha parlato ai microfoni di Sportitalia. Questo un estratto delle sue dichiarazioni: "Sei mesi di stop? Sono tanti, la società ha cambiato proprietà e dirigenza a giugno ed era difficile in quel periodo trovare squadra, perché la maggior parte delle squadre sono già delineate.

Quando parli di Fiorentina parli di una squadra in cui ho lavorato per 10 anni, vengono in mente tanti pensieri. C'è stato un primo ciclo in cui sono arrivate quattro qualificazioni in Champions e quattro titoli italiani, e un secondo ciclo, quest'ultimo.

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Vero che i risultati non sono stati pari al primo ciclo, ma il valore di una squadra non si misura in valori di risultati. Ci sono anche altri punti. Dovevamo recuperare una situazione finanziaria di società importante, dovevamo portare da 75 a 38 il monte ingaggi.

Nonostante questo si sono fatti 60 punti il primo anno, 57 l'anno dopo. L'anno scorso 'l'humus era venuto vero, è anche normale dopo 17 anni di proprietà Della Valle: qualcosa si è incrinato. Arrivare una squadra a tre punti dall'Europa con 37 e milioni di monte ingaggi mi fa pensare che il meglio l'ho dato nel secondo ciclo più che nel secondo".

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"Il finale? Venuta meno la finale di Coppa Italia la squadra ha perso motivazioni. L'humus ambientale era difficile. L'humus di adesso invece ha aiutato la squadra a riprendersi e lo farà sempre. Avendo perso l'Europa nelle ultime giornate si respirava un humus negativo che non aiutava".

GIOCO DEI PREZZI. "Lafont? L'ho pagato 7 milioni, oggi gioca in una squadra terza in classifica nel campionato francese. Non faccio un prezzo. Castrovilli? Pagato 1,1 milioni più la metà di Petriccione. Oggi costa 35 milioni?

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Io non credo che la Fiorentina lo venda a queste cifre, vedendo il mercato di oggi e le qualità del ragazzo. Penso valga molto di più. A Castrovilli mandavo messaggi dicendogli: 'Devi arrivare in Nazionale', quindi oggi sono contentissimo perché c'è vicino".

"Chiesa? Lo tesserammo nel settore giovanile, oggi penso valga circa 70 milioni. Lo avrei ceduto alla Juve in estate? Quando un giocatore vuole rimanere devi fare il massimo per tenerlo, ma quando ti trovi con giovani giocatori che vogliono andare in squadre che offrono il triplo o il quadruplo, un club deve tenere conto anche di questo.

C'era una grande squadra che su quelle cifre c'era arrivata. Juve e Inter? Lo volevano tantissime squadre. Vlahovic? L'ho pagato 1,8 milioni. Può arrivare a livelli stratosferici, a giocare nei migliori club del mondo". DELLA VALLE.

"Mi aspettavo la cessione? 17 anni sono tanti. Soprattutto quando vengono meno certi aspetti importanti, quello che io chiamo 'humus'. Vero che abbiamo fatto anche degli errori, ma pur di stare in un equilibrio economico sei riuscito a fare 60 punti il primo anno e 57 il secondo.

E non c'era l'humus che oggi caratterizza la Fiorentina. Oggi c'è un ambiente che riesce a darti una forza che in questi anni è mancata alla società. I Della Valle sono una proprietà molto devota alla città, altrimenti non avrebbe trovato una proprietà importante per cederla.

Di solito chi non vuol bene a una città non si interessa del futuro proprietario. Questa cessione è una dimostrazione di amore verso Firenze. All'inizio la tifoseria era a fianco della squadra, negli ultimi anni il matrimonio è andato a sgretolarsi".

"Chiesa sarebbe stato venduto coi Della Valle? Un direttore è anche un funzionario. Un funzionario deve anche prendere in considerazione tutte le richieste che arrivano. In passato mi è capitato di poter cedere Mutu e Toni e la mia proprietà mi ha detto di no.

Sono sempre dell'idea che devi fare di tutto per mantenere i calciatori che vogliono rimanere. Ma quando un calciatore vuole andare via qualsiasi club deve prenderlo in considerazione". "Firenze momenti positivi e negativi? 10 anni e tanti ricordi, ma aver portato la scarpa d'oro con Toni credo sia stata una bella soddisfazione.

Poi ce n'è un altro, Osvaldo che arrivò tra lo scetticismo di tutti e a Torino entrò dalla panchina e segnò quel gol in rovesciata che ci portò in Champions. In negativo dico che andai via dalla Fiorentina a febbraio con una partita da recuperare e  a Bologna a quattro punti dall'Europa League.

Mia madre andò in coma per due mesi e sono rimasto accanto a lei fino al suo ultimo respiro senza tornare a Firenze: in quel momento la squadra soffrì molto, perché quando manca un timoniere ci può stare qualche imbarcata. Mi è stata attribuita una squadra che si è salvata all'ultima giornata, e in effetti sul campo fu una squadra che soffrì, però ero andato via per dei motivi.

Sono tornato a Firenze con la solita proprietà, a dimostrazione che non ero stato mandato via per i risultati". ASTORI. "La morte di Astori rimarrà scolpita per sempre, fu una domenica sconvolgente, per i suoi cari e per tutto il popolo sportivo.

Quella domenica faccio fatica a ricordarla. Mi ricordo che stavo per uscire di casa per andare a vedere un'altra partita mentre la squadra era a Udine e mi chiama il dottore che Davide se n'era andato. Rimasi da solo a casa ed era una notizia che stava per uscire da un momento all'altro e c'era una moglie con un bambino da avvisare: in quel momento ho dovuto elaborare in poco tempo quel che dovevo fare.

Chiamai mia figlia e la segretaria per andare poi dalla moglie di Davide. Chiamai poi il procuratore Renzo Contratto per avvisare anche i suoi familiari. Una domenica che mi porterò dentro". RIBERY. "C'era un progetto con la squadra più giovane d'Europa, e se avessi dovuto seguire quell'idea un giocatore così..."MONTELLA.

"E' stato molto sfortunato perché è arrivato in un momento in cui le motivazioni del gruppo erano venute meno. Ha avuto difficoltà e credo sia giustificabile il suo rendimento". COMMISSO E BARONE. "Bravi a prendere una Fiorentina a prendere un patrimonio tecnico rilevante con un settore giovanile tra i migliori d'Europa e una squadra femminile.

Gli darei il massimo dei voti perché sono riusciti a prendere a certe condizioni una società con senza strutture ma piena zeppa di risorse". CALCIO ITALIANO. "Il calcio è un'azienda e bisogna farsi venire le idee oltre a scegliere i giocatori.

Senza le idee non si va da nessuna parte. Quando poi ce le hai e le attui se non sono supportate ma ti vengono ammazzate...quello non è bello".

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