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Corriere dello Sport-Stadio: 10 anni dopo Cesare Prandelli è ancora Firenze

Editoriale a firma Alberto Polverosi su Stadio per celebrare il ritorno in panchina del tecnico che ha preso il posto di Iachini

L’ultima volta non conta, perché Prandelli era sulla panchina sbagliata. Quella degli avversari della Fiorentina. Era la sera del 26 maggio 2019, Fiorentina-Genoa 0 a 0 come punteggio e come tiri in porta. Definirla una partita orrenda è sbagliato per il semplice motivo che non fu una partita.

Con lo 0-0 si salvavano i viola e i genoani e così in 90 minuti non accadde niente. Assolutamente niente. L’ultima vera, quella che conta, è di oltre un decennio fa, 9 maggio 2010, Fiorentina-Siena 1-1. Stava finendo il suo ciclo e nei dieci anni successivi i viola non avrebbero più raggiunto i risultati conquistati da Cesare.

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Ma non è solo il ricordo a dare forza al suo ritorno. C’è molto di più della nostalgia. Ci sono la sua spinta, la sua feroce motivazione, il suo entusiasmo. Non si può riannodare un filo spezzato dieci anni fa. Si può invece ricominciare con un’altra storia.

Lo scrive il Corriere dello Sport-Stadio. Oggi Prandelli torna sulla sua panchina. Se diamo un’occhiata indietro nel tempo possiamo dire che pochi altri allenatori, passati da Campo di Marte, avvertono lo stesso senso di appartenenza.

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Fulvio Bernardini, Beppe Chiappella, l’ultimo è stato Picchio De Sisti. Capitano del secondo scudetto e allenatore dell’ultimo scudetto perso in quel modo. Poi c’è Cesare Prandelli, che sente Firenze dentro di sé. Sarà questa la differenza che trasmetterà ai giocatori.

«Io non sono solo un allenatore, io ho Firenze e la Fiorentina dentro e voi dovrete essere come me». Non sappiamo se Cesare ha parlato così alla squadra, ma sappiamo che questo è il suo pensiero. Non c’entra il modulo, non c’entra la tattica, c’entra lo spirito.

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Questo non è un semplice ritorno su una vecchia e cara panchina

Questo è il modo di riappropriarsi di un sentimento che non è mai morto. E’ un peccato che oggi, e anche nelle prossime settimane, non ci siano tifosi in tribuna. Perfino sui social c’è stata un’ondata di approvazione al suo ritorno.

Ma i social non sostituiscono la gente. E oggi la gente in tribuna avrebbe spiegato bene ai giocatori perché non possono tradire l’uomo che li allena. Prandelli merita una Fiorentina degna di lui, della sua storia professionale e umana.

Ci pensino i giocatori e poi anche i dirigenti che lo hanno scelto per salvare la stagione. Tocca anche a loro.

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