Quando conta solo l'oggi. Debiti, plusvalenze e l'incapacità del calcio di pensare al futuro. L'eccezione si chiama Commisso. 'Il futuro siamo noi' non è solo uno slogan
Il mondo del calcio è alle prese con perdite e debiti mostruosi. L’eccezione si chiama Commisso. E le sue idee adesso sono al vaglio dei club di Serie A
Nessuno poteva prevedere il caos sanitario, sociale, ed economico che ha coinvolto, sta coinvolgendo e coinvolgerà tutto il mondo. Dal piccolo imprenditore al magnate, dal cittadino comune al calciatore. Andata e ritorno. Questo virus ha costretto ogni essere umano a farci i conti.
Senza distinzioni di ceto sociale o portafogli. C’è chi sta fronteggiando la situazione in un modo e chi in un altro. C’è chi ha calcolato rischi d’impresa e chi doveva conteggiare i centesimi anche prima che tutto ciò scoppiasse.
DEBITI, PLUSVALENZE, E DEFAULT. In Lega continuano ad arrivare dossier sui danni economici che sta riportando e riporterà il sistema calcio, c’è chi non perde occasione per premere sull’acceleratore e ripartire.
Nel mentre tutto il paese continua ad essere blindato in casa, e le bare con la conta dei morti sono diventate un macabro e straziante scandire della quotidianità. Perché? Interessi e denari. Il mondo del calcio, da qualche anno a questa parte, ha sempre vissuto sul filo del rasoio, rischiando di precipitare nel baratro da un momento all’altro.
Con il fair play finanziario si è assistito a cessioni ‘strane’, con prezzi di giovani calciatori a prezzi gonfiati per risanare i conti, senza che però le autorità competenti potessero fare granché senza parametri oggettivi.
La bolla, che già in passato più volte era stata ad un passo dallo scoppiare, adesso rischia di esplodere. Capita, quando basi la tua attività sui debiti, e su soldi che non esistono, ma che vengono fatti girare sulla base di pagherò.
E adesso, tra chi ha indebitamenti record, con le borse che crollano, e il sistema calcio in estrema difficoltà, la conta dei danni rischia di provocare il collasso per diversi club. Nessuno, infatti, si è troppo preoccupato di pensare al domani.
ECCEZIONE CHIAMATA ROCCO. C’è un’eccezione. Si chiama Rocco Commisso. Da quando è arrivato a Firenze ha subito insistito sul tasto della necessità di aumentare ricavi. Senza fare spese folli, pensando con la mente dell’imprenditore molto al domani.
Non è un caso se il discorso stadio è diventato subito una priorità, così come il centro sportivo che permetterà un giorno alla Fiorentina di avere enormi guadagni (sportivi ed economici) dall’aver puntato in maniera esemplare sui giovani.
Così come la necessità di aumentare la visibilità del nostro calcio (non solo il marchio Fiorentina, ma in parallelo con tutta la Serie A) aprendosi ad altri mercati. La burocrazia è sempre stata un nemico per Rocco, che adesso, guarda caso, vede le sue idee come possibili soluzioni da parte della stessa Lega alla crisi epocale del pallone.
STADI E INTROITI.
Solo aumentando le entrate, da sponsorizzazioni (scommesse), diritti tv (nuovi mercati come l’ufficio della Lega Serie A a New York, cavallo di battaglia di Commisso), i club di Serie A potranno salvarsi. Così come pensare ad una ridistribuzioni dei soldi.
Per non parlare dello snellimento sostanziale della burocrazia che possa permettere ai club di costruire nuovi impianti senza doversi scontrare con mille vincoli e paletti. Commisso ne sa qualcosa. Ma anche a Roma e Bologna. L’opportunità di ripensare all’intero sistema è grande.
E da sfruttare.
IL FUTURO SIAMO NOI. Commisso il suo messaggio lo ha mandato. Mentre i grandi colossi accuseranno spallate, salvo aiuti ‘non democratici’, chi ha idee e ne aveva già potrà ripartire, e il suo ‘il futuro siamo noi’, lanciato a tutti i componenti della rosa viola non è solo un slogan.
Ma ha il sapore della possibile realtà. Firenze e la Fiorentina, quando questa maledetta pandemia sarà alle spalle, potrebbero conoscere un nuovo Rinascimento. Intanto il mondo continua la sua battaglia. La luce in fondo al tunnel è ancora lontana.
Ma qualcosa si muove.


Lascia un commento