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Commisso sfida Friedkin: stadio, investimenti e ambizioni. Ma comunicazione opposta

Dan in silenzio sta cambiando la Roma, Rocco invece ha travolto Firenze con la sua esuberanza. Entrambi vogliono vincere

Dan Friedkin e Rocco Commisso, pur assenti domani all’Olimpico per la sfida tra Roma e Fiorentina, al momento giusto hanno saputo superare l’Atlantico con un balzo per tuffarsi in una realtà profondamente diversa da quella Usa.

A dividerli c’è una manciata di anni non banale e un approccio comunicativo opposto. A unirli, invece, il desiderio di portare i loro club in una dimensione diversa. I presidenti «ricchi scemi», di cui parlava l’ex presidente del Coni, Giulio Onesti, oltre sessant’anni fa, non esistono più, e questo è un bene che i tifosi, col tempo, hanno imparato ad apprezzare.

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Così scrive La Gazzetta dello Sport. RIVOLUZIONE IN ATTO. La famiglia Friedkin - magnati nel mondo dell’auto, del turismo e dell’entertainment - nel silenzio quasi assoluto, sta cambiando la Roma, pur avendo ereditato una situazione economico-finanziaria pesantissima causa Covid (141 milioni di fatturato, 204 di perdite e 300 di debiti), a cui fare fronte con una ricapitalizzazione da 210 milioni che si chiuderà nel dicembre 2021.

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Nel frattempo, si lavora all’Opa obbligatoria, che potrebbe portare alla auspicata uscita di Borsa. In tutto questo, compresa la somma per l’acquisto della società, i Friedkin hanno versato circa 292 milioni in meno di tre mesi di permanenza.

A FIRENZE. Commisso invece, nato in Italia ma che ha creato un impero negli Usa con la col tv via cavo (Mediacom), ha già nel Dna l’esuberanza dell’appassionato di calcio, che adora fin da bambino. Anche lui ha investito tanto (circa 320 milioni) a fronte di un fatturato falcidiato dal Covid (circa 95 milioni), anche se ha riportato il monte ingaggi della Fiorentina tra i primi 7 della Serie A.

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Probabilmente per via della carta d’identità, Rocco ha voglia di andare veloce. Non a caso il suo motto è «fast, fast, fast». Ed è per questo che, proprio come vorrebbe fare la Roma, ha bisogno, oltre che di un centro sportivo (in costruzione), di un nuovo stadio che dia quella solidità patrimoniale indispensabile per investire di più.

Perché il calcio è un gioco, e per questo è bello vincere. Friedkin e Commisso, in fondo, lo hanno capito bene.

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