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Commisso: "Mantenuta la promessa su Chiesa. Vorrei giocatori-bandiera. Qui per vincere"

Parla il presidente viola: "Il problema sono i contratti, l'influenza dei procuratori è troppo grande. Non sono qui per guardare, voglio vincere".

Intervista a La Repubblica oggi per Rocco Commisso. Il presidente viola parte dagli episodi contro il Napoli: «È stato un brutto assaggio del calcio italiano». Non fa promesse, non è nel suo stile («Ne ho fatta una e l’ho mantenuta, ho tenuto Chiesa»), ma se guarda avanti pensa in grande: «Ho 69 anni, tra due mesi 70.

Credi che venga qui a guardare? Voglio partecipare. E come si partecipa? Vincendo. Datemi tempo». Ha un sogno: «Vorrei che ci fossero giocatori bandiera, come è successo in passato. Giocatori che vengono da noi e restano cinque o dieci anni e non che dopo tre anni prendono e vanno via».

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'SISTEMA'. «Il problema che ho avuto quando ho preso i New York Cosmos è che dopo sei mesi hanno preso tutta la Lega dalla seconda divisione e l’hanno spedita in quarta divisione. Mi dicevano: "Rocco è pericoloso, parla troppo".

Ci hanno messo sei mesi. Qui con il Var ci hanno messo un giorno». Commisso ride, prova a smorzare l’amarezza.

CONTRATTI. «Il problema sono i contratti e le loro conseguenze. Se un giocatore non fa bene, non viene da me e mi chiede di abbassargli lo stipendio.

Se invece fa bene, viene subito e mi dice "Rocco aumentami lo stipendio". C’è poi chi mi dice che vuole andare da un’altra parte, chi invece mi dice che è malato e rimane a letto e non gioca. Credo che l’influenza dei procuratori sia troppo grande».

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'NESSUNO COME ME'. «Non sono venuto qui a fare soldi, non ne ho bisogno. Ma è chiaro che quando fai degli investimenti non ci vuoi rimettere. In Italia non c’è nessun presidente come me. Io non sono il nipote del nonno o il figlio di quello che sta in Cina.

Io sono un nonno. E sono differente». È sicuro di se: «Voglio riportare la Fiorentina in alto, datemi soltanto un po’ di tempo. Intanto divertiamoci insieme».

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