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Club (quasi) compatti: 18 su 20 per la ripresa. La richiesta a Conte...

In Lega si cerca l'unità di intenti per poi coinvolgere il governo, mancano da convincere Cellino e Cairo. I club sono convinti che il premier sia per ricominciare a giocare

La lettera che la Serie A vuole indirizzare al governo per chiedere, una volta per tutte, chiarezza sul futuro non è ancora partita.

Non è bastata la giornata di ieri nella quale il consiglio informale della Lega ha discusso animatamente alla ricerca della fumata bianca a proposito del documento da indirizzare direttamente al premier Conte e ai ministri Speranza e Spadafora.

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Intorno alle 22,30 mancavano ancora la firma dei presidenti di Brescia e Torino, Cellino e Cairo visto che sulla barca... dell’unità erano saliti anche Ferrero e Giulini. Per ora il conto parla di 18 favorevoli e 2 contrari al documento.

Cosa succederà oggi? Il presidente Dal Pino ribadirà a Cellino e Cairo la necessità di una linea unitaria da parte della A. Perché riprendere gli allenamenti senza la certezza di ripartire con il campionato non è ritenuto accettabile.

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Tra oggi e domani, quando è in programma l’assemblea, la lettera partirà. In un modo o nell’altro, scrive Il Corriere dello Sport. COSA CHIEDONO.  La nota ufficiale a dire la verità in via Rosellini era pronta già da martedì, ma finora è rimasta nel cassetto perché ogni parola è stata soppesata con grande attenzione.

In caso di mancata conclusione della A, la sopravvivenza di alcuni club a corto di liquidità e con il bilancio in difficoltà è a rischio. Ecco perché la compattezza della Lega è ritenuta fondamentale. Dare una risposta univoca e senza tentennamenti da parte di tutte le 20 società è ritenuto indispensabile.

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I proprietari si aspettano che l’esecutivo dica se il campionato può andare avanti o se invece si dovrà fermare. Un po’ come successo in Francia quando le parole del primo ministro hanno spazzato via i dubbi e rinviato ogni discorso ad agosto.

In Lega sono convinti che Conte sia a favore della ripresa del calcio e che domenica, quando nella riunione con il ministro Speranza e con i capogruppi Bellanova, Franceschini e Bonafede, l’argomento è scivolato sul pallone e sulla questione allenamenti, lui sia stato decisamente più aperto sulla data del 18 maggio rispetto a Spadafora.

Ecco perché il presidente Dal Pino vuol coinvolgere direttamente nella discussione il premier. Il calcio proverà a far leva su desiderio di Conte di non mettere in difficoltà in un’industria importante per il Paese come il calcio.

In via Rosellini non hanno dubbi: se si decide di riavviare la produzione (gli allenamenti), è obbligatorio riprendere anche con la distribuzione del prodotto (le partite). Altrimenti si devono pagare gli stipendi dei giocatori, senza ottenere nessun vantaggio pratico.

TOCCA GOVERNO. L’idea della Lega sul tema è analoga a quella della Figc. Le parole di 10 giorni fa di Gravina («Sarei sollevato se fosse il governo a imporre lo stop al campionato») sono condivise da tanti presidenti, che non accettano un no alla ripresa della Serie A dal Comitato tecnico scientifico.

I proprietari vogliono che sia l’esecutivo a prendere una decisione politica valutando i rischi futuri. Senza però tirarla troppo per le lunghe. Con la (non) riapertura delle scuole la scelta è stata netta e non è stata certo né facile né fatta all’ultimo tuffo. Se davvero il governo valuterà che bisogna voltar pagina e seguirà il modello francese, in tanti si metteranno l’animo in pace, ma, viene fatto notare, la scelta sarebbe comunque di tenore opposto rispetto a quelle portate avanti dai governi inglese, spagnolo e tedesco.

Che tra parentesi sarebbero anche i tre campionati più vicini a quello italiano come fatturato, mentre quello francese tra i top 5 è l’ultimo. Se l’industria Serie A non ripartirà, rispetto alle dirette concorrenti europee dovrà rincorrere parecchio.

Questo rischio deve assumerselo il governo. Non gli scienziati.  

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