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Club in pressing: "Riaprite gli stadi". Ma arriva la frenata: "Prima la scuola"

I club di Serie A vorrebbe la riapertura degli stadi, ma per ora non c'è il via libera. Si aspetta la riapertura delle scuole, poi la valutazione

L’obiettivo è fissato per metà ottobre: riaprire gli stadi a una percentuale ridotta di pubblico. È quello che i club chiedono alla Lega: affrontare la questione nelle sedi opportune prima possibile. Per le società (e la Lega) è una questione economica ma anche «affettiva».

Mantenendo sempre prioritari i temi di salute e sicurezza. «Il sistema senza tifosi rischia di collassare, togliere la possibilità di avere fatturato dalla biglietteria e di conseguenza dalle sponsorizzazioni per le nostre squadre è un elemento dirompente» ammette dal Pino, presidente della Lega di A.

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«Dobbiamo essere prudenti ma facendo le cose giuste non si può dire che il pubblico deve essere zero. In amichevole possono entrare 1.000 persone, in campionato nessuno. Una percentuale ridotta, e ben gestita, deve poter entrare».

Il documento. È a questo proposito che la Lega, con il lavoro dell’a.d. De Siervo, ha prodotto un documento di 400 pagine. Uno studio dal titolo chiarissimo: «Misure di contenimento del rischio epidemiologico per l’organizzazione a porte aperte delle partite di calcio».

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Destinato alla Federazione e quindi al governo. Il piano si divide in base allo stadio in questione e alla regione di pertinenza. La richiesta è per l’occupazione di almeno un terzo degli impianti: in qualche caso anche fino al 40%.

Presupposti di base sono il rispetto del distanziamento sociale (sugli spalti e non solo) e l’utilizzo della mascherina chirurgica durante l’evento sportivo. Oltre a un’autocertificazione al momento dell’acquisto del biglietto, a modalità di accesso e allontanamento con flussi rallentati e sticker sulla pavimentazione per definire percorsi e tempi di attesa.

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E ancora la sanificazione dei servizi igienici prima e dopo la gara, dispenser igienizzanti, l’impossibilità di consumare cibo sulle tribune e la non fruizione del settore ospiti. I rischi per chi infrange le regole sono alti: ipotesi di interruzione gara e accesso negato alle partite successive.

L’argomento è stato oggetto di discussione tra presidenti: «Ci siamo confrontati – conferma Urbano Cairo, numero uno del Torino -. Dopo le prime due spero che ogni giornata sia quella buona per riaprire con prudenza». «Prima la scuola».

Ieri il tema è stato dibattuto anche nell’incontro che Gianni Infantino e Gabriele Gravina, i presidenti del calcio mondiale e italiano, hanno avuto con il premier Conte a Palazzo Chigi. I due dirigenti condividono l’impostazione del governo: «Ora la priorità è la scuola, poi se i numeri saranno positivi cercheremo di poter mettere in campo la progettualità che abbiamo già presentato» dice Gravina.

Cioè la proposta condivisa con la Lega. Che ora preme. L’attuale Dpcm scade il 7 ottobre. Dopo la riapertura delle scuole serviranno un paio di settimane di valutazione dei numeri, tempistica già delineata dal governo. Ma dopo la sosta i club vorranno riaprire ai tifosi e di nuovo il governo sarà chiamato in causa.

Oggi alla Camera intanto ci sarà il passaggio per l’approvazione della Legge sugli stadi. «Non più rimandabile e fondamentale per la media company - chiude dal Pino -: se fai un prodotto in stadi non adeguati è difficile competere con chi ha strutture moderne e più belle.

Possiamo essere moltiplicatori di Pil, se messi in condizione».

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