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Chiesa, la spinta dell'Italia: l'attaccante più impiegato da Mancini. Ma ora deve segnare

Il gioiello viola è titolarissimo per il ct, ma ora il Mancio gli chiede più gol. Come ha fatto in Under 21. Sarà protagonista agli Europei.

Portiere, centrale difensivo, regista e attaccante. Si parte da quest’asse e si costruisce una squadra capace di vincere.

Mancini in 16 mesi ha riempito le caselle con scelte ormai consolidate, come certificano i numeri: Donnarumma, Bonucci, Jorginho e, attenzione, non il nome di un centravanti (rovello manciniano irrisolto) ma quello di Federico Chiesa.

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Il talento viola, 22 anni tra due settimane, è stato fin qui l’avanti più impiegato tra i 20 colleghi di reparto utilizzati da Mancini nelle sue 15 partite azzurre. E anche domani all’Olimpico sarà ancora titolare contro la Grecia.

Così scrive Il Corriere dello Sport.

TITOLARISSIMO. Chiesa dunque si avvia a essere protagonista del suo primo grande torneo internazionale con la Nazionale, Euro 2020, in cima a una stagione chiave della sua carriera di predestinato.

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Mancini però non ha bisogno solo della sua straordinaria forza resistente, della sua agilità agonistica inesauribile, potenziatasi dopo la completa guarigione dai problemi pubalgici della scorsa primavera.

ORA I GOL. Il ct adesso a Chiesa chiede più gol, almeno il primo.

Perché questo è attualmente il limite (non di poco conto, trattandosi di un attaccante), che fa ombra a Federico: dopo 15 presenze con l’Italia, la sua colonna delle marcature riporta solo uno zero. «Deve segnare di più per quello che vale e fa» continua a ripetere il ct.

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E del resto questa questione è importantissima, non solo per gli equilibri azzurri ma anche per quelli della Fiorentina e in definitiva per l’evoluzione tecnico-tattica del giocatore. Passare da talento conclamato a campione compiuto non è mai agile: l’esempio di Bernardeschi (quanti rimandi...), è materia attuale, anche in azzurro.

DENTRO LA CRESCITA. L’ideale per Fede sarebbe replicare il proprio rendimento offerto con la Under 21, percorso concluso lo scorso giugno, nel deludente Europeo di categoria, nel quale Chiesa, arrivato da big prestato da Mancini a Di Biagio, è stato uno delle poche eccellenze azzurre (3 gol, 2 alla Spagna poi campione, in 3 partite).

Più in generale il suo ruolino giovanile parla di 13 partite, 6 gol e 6 assist con la Under, insomma un rendimento perfetto. Un’analisi che può essere allargata alle prestazione nel club. Con la Primavera viola Chiesa ha giocato 40 partite, segnando 11 gol più 4 assist.

Prestazioni in linea con quelle di una buona seconda punta. I numeri cambiano col salto in prima squadra: 121 partite, 24 gol e 21 assist in totale. Il focus realativo alla sola serie A indica 107 partite, 16 gol (1 contro una big: al Milan, a S.Siro) e 19 assist (8 contro le grandi, la metà sempre col Diavolo).

EVOLUZIONE. E’ evidente che l’evoluzione di Chiesa in questa fase lascia aperte molte strade. Ma i suoi numeri attuali non solo quelli propri di un attaccante compiuto ma di un giocatore a tutta fascia. Visto in azione, la sua progressione a campo aperto è sempre straordinaria, sia in attacco (per tutte: l’assist a Ribery contro l’Atalanta) che nei ripiegamenti difensivi (anche a fine gara), mentre a difese avversarie schierate ancora le sue scelte finali sono spesso sbagliate.

E’ ora il tempo di quadrare il cerchio. A partire dalla Nazionale.

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