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Capolavoro o rudere. Il dilemma dello stadio Franchi che divide Firenze

Sul quotidiano si torna a parlare della questione Franchi: con il dibattito che prosegue in attesa delle indicazioni del Mibact

Lo stadio di Firenze è uno dei capolavori del razionalismo mondiale. Apice del lavoro di Pier Luigi Nervi. Un grande della nostra ingegneria civile che faceva stropicciare gli occhi a Le Corbusier. Al tempo stesso l’impianto nel cuore del Campo di Marte forse non è un rudere come sostengono i suoi detrattori, ma certo non sta bene, come riconoscono anche i suoi difensori.

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Lo scrive il Corriere della Sera. Il proprietario italo-americano della società viola conta molto, anzi parecchio, sulla costruzione di un nuovo impianto al posto del Franchi, di proprietà del Comune. Con pragmatismo Usa, dove le cattedrali dello sport hanno bassa aspettativa di vita, non importa quale sia il loro valore storico, Commisso usa parole nette, fin troppo.

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Abbattere, e poi ricostruire sulla stessa area, che gli verrebbe assegnata per un secolo. L’unica altra ipotesi sul tavolo sarebbe un nuovo stadio nel comune di Campi Bisenzio. Una beffa per Firenze, che si ritroverebbe una struttura in abbandono senza i vantaggi del nuovo stadio.

Mentre Commisso dovrebbe costruire in un’area dove al momento non arrivano mezzi di trasporto, con conseguente impennata dei costi. Dario Nardella è un sindaco tra incudine e martello che cerca una soluzione equilibrata facendo ricorso al buon senso.

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«Il nostro stadio è un bene di grande valore culturale che ha bisogno di un rinnovamento massiccio, dati gli attuali problemi di stabilità. A chi non vuole toccarlo per nulla, ricordo che la sua funzione originaria era di ospitare eventi sportivi, non altro».

Il soprintendente Andrea Pessina, la voce più forte nel ricordare il valore artistico dello stadio, ha rinviato la palla a Roma. Diteci voi quali sono gli elementi architettonici meritevoli di conservazione, che però, in base alla nuova legge, «potrà avvenire in forma diversa o distaccata da quella originaria».

Il punto di caduta potrebbe essere il progetto del professor Marco Casamonti, presentato alla Fiorentina e finora mai reso pubblico. Prevede la conservazione di tutte le parti storiche del Franchi. Non è detto che basti, a chi invoca le ruspe e a chi in questa storia ci vede per forza l’eterna lotta tra le ragioni dell’arte e quelle del dio denaro.

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