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Caos tamponi, Lazio smascherata: isolamento violato e Asl ignorata: ecco cosa rischia

Blitz delle forze dell'ordine a Formello, biancocelesti 'costretti' a ritenere positivi tre giocatori. L'analisi della Gazzetta dello Sport

'Era vero!', titola La Gazzetta dello Sport sul caso tamponi-Lazio. "Smascherata la farsa della Lazio". Quella di ieri per la Lazio è stata senza dubbio una delle giornate più difficili degli ultimi anni. Prima le tre positività accertate che hanno costretto il club a rivedere i suoi piani e spedire a casa Immobile, Leiva e Strakosha.

Poi un blitz delle forze dell’ordine a Formello, che di certo non aiuta la posizione dei biancocelesti. Su richiesta della Procura di Avellino, sono stati infatti sequestrati tutti i referti dei tamponi effettuati dai giocatori.

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Una procedura che è stata seguita anche nella sede del laboratorio Futura Diagnostica, che pare fosse da tempo sotto osservazione dalla procura della repubblica del capoluogo irpino. Dopo una settimana come quella appena conclusa, l’ultima cosa che serviva alla società di Lotito era una Procura che mettesse così chiaramente in discussione l’attendibilità del lavoro del laboratorio scelto dal presidente della Lazio (pure per la Salernitana).

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Anche perché al centro di tutto ci sono proprio le tante negatività di Futura Diagnostica, a fronte delle positività di Synlab per conto della Uefa prima e del Campus Biomedico di Roma. LUNGO SABATO. Ma torniamo alla cronaca di questo lungo sabato a Formello.

Il primo ad uscire è stato Ciro Immobile, verso le tre. Un quarto d’ora dopo è toccato a Lucas Leiva e Thomas Strakosha. I tre, ormai individuabili come i calciatori trovati positivi ai tamponi molecolari di due giorni fa al Campus Biomedico di Roma, alla fine hanno dovuto salutare tutti e tornare a casa, in isolamento.

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Nella Lazio, ormai messa alle strette, ha dunque prevalso il buon senso. Stavolta tutti sapevano tutto, insistere sarebbe stato davvero troppo rischioso, per quanto fino a venerdì sera il medico sociale Pulcini continuasse a ripetere che i tamponi fossero «tutti negativi».

È stato proprio lui il primo a fare un passo indietro: «Sul dare il permesso di giocare a uno che è dubbio perché trovato ieri positivo dal Campus Biomedico, sia pure con un metodo loro di sicuro all’avanguardia, e poi negativo da altri, il medico si trova davanti a un bivio.

Nel dubbio devo dire che non posso ignorare la positività rilevata dal Campus. Grazie a Dio sono asintomatici, metti che uno comincia a tossire...», aveva spiegato in mattinata su Radio Sei. Nel frattempo Regione e Asl piazzavano le loro mosse. L’assessore regionale alla Salute Alessio D’Amato aveva infatti personalmente notificato al procuratore federale Chinè la positività di cinque persone all’interno della Lazio, tre giocatori e due membri dello staff, tra cui il d.s.

Igli Tare. Un atto rilevante che non lasciava molto margine di manovra alla Lazio, pure perché anche la Asl Roma 1 aveva fatto partire i controlli, chiamando i cinque contagiati per tracciarne i contatti diretti in modo da contenere la diffusione del virus.

Tutto come doveva essere fatto insomma. DUBBI E POSITIVITA'. Il club aveva però fino all’ultimo sperato che per la Asl potesse prevalere il tampone del laboratorio di Avellino, che venerdì aveva dato esito negativo, sul molecolare positivo del Campus.

Tanto che Immobile, Strakosha e Leiva erano andati a Formello (configurando l’ennesimo caso di violazione del protocollo). I giocatori hanno atteso - distanziati, assicurano dalla Lazio - una decisione finale, nella speranza che fosse tutto a posto e potessero prendere parte all’allenamento previsto per le 15.30.

I tre sono dunque positivi anche per la Lazio, che comunque non ha rilasciato nessuna comunicazione ufficiale. E oggi c’è la Juve, gara fondamentale in cui tutti e tre, a partire ovviamente dall’attaccante Scarpa d’Oro, avrebbero fatto molto comodo.

Anche per questo la società ha fatto di tutto per averli in campo. Ed era importante per il club tenere il punto intrapreso da tempo: a parità di tamponi (molecolari ovviamente) vince il negativo. In questo caso pieno di dubbi e sospetti legati alla possibile positività di giocatori regolarmente scesi in campo (soprattutto i cosidetti «debolmente positivi») e sui relativi tempi di isolamento, anche alla luce del blitz di ieri, le procure dello stato e sportiva vogliono fare chiarezza.

MANCATA COMUNICAZIONE ALLA ASL. Sarà di certo impegnativo il lavoro delle Procure sulla Lazio. Tante le situazioni da ricostruire per verificare quali e quante violazioni ci siano state. Di certo c’è il caso Immobile. Lui ieri ha ribadito in un comunicato di aver «sempre rispettato i protocolli».

Una certezza che nessuno ha mai messo in discussione. Del resto se il medico sociale ritiene che dopo due tamponi negativi si possa andare in campo, non può essere il giocatore a smentirlo. Le violazioni del protocollo Figc nel suo caso riguardano il club.

La prima è la mancata comunicazione della positività alla Asl dopo il tampone Synlab del 26 ottobre (pre Bruges) e 2 novembre (pre Zenit), data in cui era “leggermente positivo” anche quello del laboratorio di Avellino. MANCATO ISOLAMENTO.

La seconda il mancato rispetto dell’isolamento di 10 giorni previsto in queste circostanze: l’allenamento con il gruppo a cui è seguita la partenza con un volo per Torino il 31 ottobre (5 giorni dopo la positività), la gara contro i granata il 1° novembre (6 giorni dopo), le sedute di lavoro del 2 e del 3 (questa particolarmente discussa perché successiva al secondo tampone positivo, ma da quanto ricostruito il club non aveva ancora ricevuto i risultati) e pure la presenza di ieri a Formello, il giorno dopo la positività riscontrata dal Campus Biomedico con notifica alla Asl.

Si attendevano chiarimenti dalle autorità, ma Immobile (così come Strakosha e Leiva) avrebbe dovuto essere tenuto a casa. Le due violazioni sono collegate: la mancata comunicazione alla Asl ha lasciato nelle mani del medico sociale la possibilità di decidere quando interrompere un isolamento senza che nessuno potesse fare verifiche.

È uno dei nodi dell’inchiesta Figc: è necessario appurare che casi analoghi a quello di Immobile non siano già capitati in passato, magari con una positività (più o meno leggera) evidenziata da Diagnostica Futura che, operando in Campania, non ha il dovere di avvisare la Asl per casi di altre regioni.

SANZIONI. In base a quello che il procuratore Chinè scoprirà si definiranno le sanzioni. Si legge all’articolo 8 delle norme emanate dal consiglio federale dell’8 giugno, che «la gravità della violazione è valutata in funzione del rischio per la salute dei calciatori, degli staff, degli arbitri e di tutti gli addetti ai lavori esposti al contagio da Covid-19, nonché dell’accertata volontà di alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione».

Su queste basi non si può non notare che i rischi per la Lazio sono alti. Le sanzioni vanno dall’ammenda all’esclusione del campionato, passando dalla penalizzazione alla retrocessione. Molto ovviamente dipenderà dall’esistenza o meno del dolo nell’operato del club e del medico sociale.

IMPLICAZIONI PENALI. La violazione dell’isolamento di un positivo è ovviamente materia anche della giustizia ordinaria e oltre a sanzioni amministrative si rischiano procedimenti penali. I pm sono già attivi. Il datore di lavoro può rispondere per non aver rispettato le misure di cautela prevenzionistica dettate dal protocollo sanitario e dalla normativa di cui ai Dpcm. Le sanzioni penali (art.

55 dlgs. N. 81/2008) vanno dall’arresto da 3 a 6 mesi + l’ammenda da 3.071,27 a 7.862,44 euro. Il responsabile sanitario ai sensi del dlgs 81/2008 risponde con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 368,56 a 1.474,21 euro.

Tra i reati più gravi c’è l’ epidemia colposa, ex art 452 c.p., che si configura quando il positivo, sfuggendo all’isolamento, contagia altre persone.

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