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Buona la prima, Iachini ritrova le sue certezze. Chiesa, per una sera parliamo di campo e non di mercato

Buona la prima. In questi casi si dice così. La Fiorentina debutta vincendo in un campionato che, nelle attese di Commisso, dovrà essere migliore di quello appena passato

Al Franchi arriva uno dei migliori avversari possibili del momento. Il Torino è un cantiere apertissimo, ha cambiato tutto dal punto di vista tattico e Giampaolo ha chiaramente bisogno di tempo per far ingranare la sua squadra.

Di contro ha trovato una Fiorentina solida, con tante certezze e movimenti collaudati. Il peggio possibile, in questo momento, per il Toro.

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Ciò non toglie meriti alla squadra di Iachini. Anzi, la Fiorentina è stata brava a capire la partita che doveva fare.

Giampaolo ha scelto di mandare i viola sugli esterni, intasando la parte centrale del campo, e da lì, pian piano, la Fiorentina ha costruito la vittoria. Biraghi ha avuto campo e palloni da mettere al centro. In mezzo all’area non ha trovato Lukaku, ma un Kouame con le polveri ancora un po’ bagnate.

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Poco male, tempo per segnare ce n’è.

Dall’altra parte, a destra, Chiesa ha giocato un primo tempo difficile, per poi rifiorire al calar della partita, quando gli altri in campo erano in piena riserva. La giocata del gol è tutta sua.

Palla spostata, testa bassa, forza nelle gambe per spingersi dentro l’area e mettere dalla parte opposta un pallone da spingere in rete. Azione alla Chiesa, né più né meno.

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Di Federico si parla e si parlerà tanto. Per una sera lasciamo da parte il mercato.

Iachini gli chiede (e gli chiederà) di fare il quinto a destra e di essere decisivo, ma la squadra dovrà aiutarlo. Nel primo tempo è sembrato spaesato e confuso, poco supportato. A tratti inutile. Questo perché aveva cinquanta metri di campo da coprire in fase di non possesso.

Inconvenienti del ruolo, certo, ma il secondo tempo insegna. D’accordo il crollo verticale del Torino, ma la Fiorentina è riuscita ad alzarsi in campo di almeno venti metri. Ossigeno soprattutto per Chiesa, che aveva meno campo da coprire in fase di non possesso ed ha potuto dedicarsi con più costanza ad attaccare gli ultimi metri di campo.

Un altro andare. Un altro giocare. Iachini lo sa, ci mancherebbe altro. Non sempre sarà possibile alzarsi così in campo, ma l’obiettivo delle partite dev’essere quello. Questione di metri, che nel calcio fanno spesso la differenza.

Lui ci metterà del suo: perché può piacere o no, ma una cosa è innegabile: nella partita (anche nella peggiore) ci resta dentro fisicamente fino in fondo.

Il resto è stato un bel vedere. Iachini ha i suoi punti di riferimento ed in questo contesto deve inserire ancora Pezzella ed Amrabat, ma pure Pulgar.

Insomma, Commisso ha ragione: senza dubbio la squadra è più forte della scorsa stagione, non fosse altro per la solidità e la compattezza acquisita.

Poi, certo, la questione attaccante rimane. Kouame è andato vicino alle rete in due occasioni, Vlahovic si è visto il giusto, Cutrone è entrato in modo vivace.

Senz’altro segneranno, lo speriamo tutti ardentemente, ma il fantasma di un altro tipo di centravanti aleggia sempre sul Franchi. Vedremo che tipo di occasioni creerà il mercato e, soprattutto, se la Fiorentina vorrà coglierle (anche in altri reparti).

Per adesso godiamoci i tre punti all’esordio. Senz’altro non poco.

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