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Il blog di Ludwigzaller: Giovani

Nella Firenze del Rinascimento toccava ai giovani trascinare i cadaveri dei giustiziati per le strade. Ne facevano scempio e con le teste spiccate dal busto giocavano a palla. Che sia accaduto almeno in un caso, quello di Iacopo dei Pazzi, è noto e documentato.

Erano quindi i giovani, allora come oggi, una parte della società inquietante e in qualche modo minacciosa, da controllare e domare per avviarli alla vita adulta. Li si inquadrava ad esempio in confraternite cercando di limitare la loro tendenza alla violenza e di impedire l’esercizio della sodomia.

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Ciò non significa che in quella società, così contraddittoria e diversa dalla nostra, sulle potenzialità dei giovani non si contasse. Uno dei più accesi sostenitori dell’importanza dei giovani era Machiavelli. È stato osservato che Machiavelli, quando racconta la vita di Cesare Borgia, e la sua ascesa, si riferisce a un giovane uomo, che compie una carriera straordinaria, un percorso netto prima che la malattia lo stronchi.

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Machiavelli è convinto che nella vita di una società lo scontro tra i vecchi e i giovani sia cruciale, e che la battaglia combattuta contro i giovani dai vecchi si alimenti all’invidia, al timore di essere scavalcati e messi da parte.

Ma soprattutto per Machiavelli è bene che i giovani occupino presto le cariche pubbliche e si facciano strada nel mondo. Machiavelli cita Scipione e Valerio Corvino (ebbene sì!), che a poco più di vent’anni erano già consoli.

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Le loro qualità straordinarie giustificavano questa scelta, che si confermò giusta. Il problema è proprio quello: saper riconoscere le doti dei giovani e promuoverli sul campo se lo meritano. Si sa di quanta difficile applicazione sia questo modello in Italia.

La giovinezza è sotto stimata, si crede che i giovani non possano ottenere responsabilità che tardissimo. Nell’università il dominio gerontocratico è esperienza quotidiana.

Alla domanda se un giovane sia pronto è difficilissimo rispondere, ma possiamo dire che sarà pronto solo nel momento in cui verrà gettato nella mischia, come accadde al giovanissimo Luigi XIV alla morte di Mazzarino, il suo tutore.

I cortigiani domandarono a Luigi a chi si dovevano rivolgere ora che il cardinale era morto. Luigi rispose semplicemente: a me, e incominciò a governare.

Ho ripensato a questi esempi storici leggendo qualche giorno fa un’intervista a Giovanni Galli a proposito di Cerofolini.

Cerofolini è giovanissimo, ma le sue qualità spiccano. Non è un giovane portiere come tanti, potrebbe anche difendere da titolare la porta della Fiorentina. Spiega Galli: "Mazzone corse il rischio, e mi diede la maglia numero uno".

Galli aveva diciannove anni, l’età di Cerofolini.

Vale lo stesso discorso per tanti altri giovani che passano da Firenze vedendo solo gli spalti dello stadio o la panchina. Alcuni resistono stoicamente, in attesa della loro occasione.

Altri si stancano e mollano, come Hagi, il cui autorevole padre non aveva voglia di assoggettarsi alla lunga attesa, all’apprendistato infinito.

di Ludwigzaller
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