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Il blog di Ludwigzaller - Water prison

Storicamente gli olandesi si dimostrano ligi ad un diktat: ci si salva attraverso il lavoro. Ludwigzaller ci spiega perché

Nel 1589, onde evitare che i poveri, i vagabondi e gli sbandati si aggirassero per la città a far danno, la municipalità di Amsterdam decise di creare un ospizio in cui questi relitti della società fossero rinchiusi, il Rasp-Huis.

I reclusi potevano essere criminali abituali ma anche giovani scioperati, da poco usciti dall’adolescenza. Il trattamento era una mescolanza di severità e di tentativi di rieducazione. Il vitto era spartano ma abbondante. Vigeva l’obbligo di lavorare e chi si ribellava doveva subire la frusta.

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Istituti di questo tipo furono creati in varie parti d’Europa e non erano una specificità olandese. Quello che invece era specifico del Rasp-Huis di Amsterdam era una cella che molti osservatori stranieri in visita all’istituto di correzione riferirono di aver visto.

All’interno della cella c’erano due pompe. La cella si riempiva d’acqua e i prigionieri avevano una sola possibilità di evitare l’annegamento: dovevano pompare. Di qui il nome di cella dell’annegamento. L’insegnamento era chiaro: ci si salva attraverso il lavoro, chi non si dà da fare perisce.

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Gli storici hanno negato che questa cella sia mai esistita e non ne esiste traccia nei documenti della prigione. Possiamo supporre che si tratti quindi di un mito, anche se Simon Schama nel suo straordinario libro The Embarrassment of Riches avanza qualche dubbio in proposito.

Che paese era quindi l’Olanda dei secoli d’oro a cavallo tra Cinque e Seicento? Un paese straordinariamente ricco, grazie ad una rete estesissima d’imprese commerciali che collegavano l’Asia e l’Africa con la madre patria e facevano spietata concorrenza ai veneziani, che avevano dominato per tutto il medioevo la via delle spezie.

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Gli olandesi si erano ribellati all’impero spagnolo, avevano instaurato la repubblica e abbracciato il calvinismo. Tutto quello che a noi toscani non era riuscito. Per battere gli spagnoli avevano aperto le dighe che proteggevano le terre emerse dalle inondazioni del mare del nord, e alla fine avevano vinto, un’impresa impossibile.

I ricchi mercanti erano affascinati dall’arte, si è calcolato che in ogni casa ci fossero circa dieci quadri. Si erano così formate scuole di pittura di eccellente livello e botteghe rinomate come quella di Rembrandt. Già allora gli olandesi erano sobri, rigorosi, nemici del lusso e dello spreco.

Questo è il paese dove nascerà in seguito il gioco collettivo all’olandese, caratterizzato da un impegno indefesso e dalla collaborazione tra tutti gli atleti in campo, un gioco audace. Al contrario, nei Paesi Bassi cattolici il calcio si è a lungo giocato secondo i principi dell’italianismo, difese chiuse e contropiede.

Diventano chiari a questo punto i motivi che inducono gli olandesi a dar prova di poca o punta generosità di fronte alle richieste di spagnoli e italiani, considerate irricevibili proprio perché prive, secondo il loro modo di vedere, di un corrispettivo in termini di lavoro e d’impegno.

La logica spietata della water prison vale anche quando c’è la minaccia di un virus mortale. Ingiusto e immorale, certo, ma tra la generosità spensierata che sconfina con lo sperpero dei cattolici e il rigore disumano dei seguaci di Calvino ci dovrà pur essere una via di mezzo.

di Ludwigzaller

Nell’incisione: punizioni e lavoro nel cortile del Rasp-Huis.

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