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Il blog di Ludwigzaller - Tigri di carta

Secondo Ludwigzaller nel pareggio del Franchi il Milan si è dimostrato una tigre di carta: in apparenza temibile, ma di fatto facilmente battibile

Nell’agosto del 1949, in un’intervista con una giornalista americana, Anne Louise Strong, Mao Dzedong - altrimenti detto, secondo la grafia diffusa nella cultura politica italiana dello scorso secolo, Mao Tze Tung - pronunciò quella che era destinata a diventare una delle sue frasi più famose.

Esordì dicendo che la bomba atomica non doveva fare paura, perché le guerre non le vincono le bombe, benché potenti, ma il popolo in armi. La bomba atomica, certo, era come una minacciosa tigre ma vista più da vicino era solo una tigre di carta come quelle con cui si divertivano i bambini e che venivano usate nelle festività tradizionali cinesi.

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Nella stessa intervista disse che tutti i reazionari del mondo erano tigri di carta, in apparenza temibili, di fatto facili da sconfiggere.

Mao non parlava senza motivo. Mentre l’Europa combatteva la seconda guerra mondiale, Mao si era posto alla guida di uno scalcinato esercito e dopo una marcia di 9000 km aveva conquistato il potere e costretto le forze reazionarie a rifugiarsi nel minuscolo arcipelago di Taiwan.

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L’impresa gli era riuscita combattendo indefessamente in quanto, per citare un’altra sua frase celeberrima, “la rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza”.

Difficile solo immaginare quale immenso impatto ebbe questa frase sulle idee e le azioni di tutti coloro che in seguito si prefissero di conquistare il potere con la violenza, da Che Guevara agli esponenti dei movimenti terroristici.

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La frase piacque anche a Sergio Leone, che la pose in exergo nei titoli del suo film sulla rivoluzione messicana, Giù la testa.

In seguito Mao continuò a creare slogan fortunatissimi come un consumato copywriter, inventò espressioni come Grande balzo in avanti (e qui di nuovo c’entra la tigre, direi) o Rivoluzione culturale.

Gli intellettuali europei si esaltarono benché non avessero un’idea precisa di quello che stava succedendo in Cina e Bellocchio girò un film ironicamente intitolato La Cina è vicina. Nuovamente ci appare pericolosamente vicina la Cina in questi giorni, anche se ancora non abbiamo capito se il corona virus sia tigre di carta o pestilenza medievale.

Nel frattempo Beppe Iachini ha guidato la Fiorentina contro il Milan come se l’avversario fosse un invincibile squadrone. Rispetto all’andata il Milan è migliorato, è vero, grazie agli inserimenti del prode Ibra e di giovani come Bennacer, ma non è il Barcellona.

I milanisti hanno imperversato attaccando a folate e mantenendo il possesso della palla, hanno anche segnato due reti, la prima delle quali, bellissima, annullata per misteriose ragioni regolamentari. Dopo il gol valido di Rebic, Iachini ha capito finalmente che doveva svegliarsi, la Fiorentina si è gettata in avanti.

Sorpresa: il Milan era una tigre di carta! Ha sofferto da subito i nostri attacchi, è capitolato una volta e ha rischiato di incassare altri gol. Ma ormai la partita volgeva al termine e oltre il pari non siamo andati.

Regaleremo a Iachini Il libretto rosso di Mao con l’augurio che inauguri una Rivoluzione culturale che consenta finalmente alla Fiorentina quel Grande balzo in avanti che da tempo si attende.

di Ludwigzaller

Nella foto: Luca Bertozzi, A caccia del lieto fine, carro vincitore della seconda categoria nel carnevale di Viareggio

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